Il 25 Aprile nel 75° anniversario dalla Liberazione

INTERVISTA ALLO SCRITTORE ERRI DE LUCA. «La sola lezione è quella che i nazionalismi, oggi spacciati sottobanco come sovranismi, hanno causato tutte le guerre e le rovine di Europa, esportando conflitti su scala mondiale. I valori non si trasmettono e le generazioni non sono recipienti in cui si travasa. Appartiene alla sensibilità di ogni nuova gioventù aderire e rinnovare con la loro vita democratica il contenuto di fondo di quel sacrificio. La mia generazione è stata antifascista e ha studiato la guerra partigiana per proprio conto, perché la storia al liceo si fermava alla prima guerra mondiale».

Il 25 Aprile nel 75° anniversario dalla Liberazione
Erri De Luca

Per non dimenticare: 25 Aprile Resistenza e Liberazione, ne parliamo con Erri De Luca

Un 25 Aprile, quest'anno, senza libertà almeno in termini di movimento e circolazione: che festa sarà?
«Sarà festa di balconi, di finestre aperte, anticipo di una liberazione dal contagio, i cui combattenti partigiani sono oggi il personale della sanità pubblica. Per questo servizio inteso da loro stessi come lotta, hanno perduto sul campo molti di loro. Il 25 aprile del 2021 dovranno sfilare in piazza in testa ai cortei».

Una data ancora molto importante e che dovrebbe far riflettere sulla pericolosità di costanti richiami ancora oggi “all’uomo solo al comando e ai pieni poteri”. Cosa non si è ancora compreso, o si tende facilmente a dimenticare, da quella terribile “lezione” che è stata l'occupazione nazista e la dittatura fascista?
«La sola lezione è quella che i nazionalismi, oggi spacciati sottobanco come sovranismi, hanno causato tutte le guerre e le rovine di Europa, esportando conflitti su scala mondiale. La sola lezione per me è che dall’Unione Europea non si torna indietro, anzi si dovrà procedere a una migliore integrazione almeno con quelle nazioni che ci stanno».

Perché non si riesce a fare del 25 Aprile una data di Festa Nazionale realmente per tutti, superando  divisioni e polemiche, pur essendo la libertà che ne è conseguita patrimonio di ogni cittadino? 
«È festa di tutti gli Italiani, tranne quelli che decidono di chiamarsi fuori e non hanno uno straccio di argomento per disertarla, inventando ogni volta una scusa diversa. Chi non si riconosce nel 25 aprile non si riconosce nemmeno nella Costituzione e nella repubblica democratica, perciò è un intruso nella comunità fondata dopo la peggiore guerra della storia umana».

Stiamo perdendo molti dei partigiani e dei testimoni di un tempo che fu. Come possiamo trasmettere alle nuove generazioni il valore della Resistenza e della Liberazione?
«I valori non si trasmettono e le generazioni non sono recipienti in cui si travasa. Appartiene alla sensibilità di ogni nuova gioventù aderire e rinnovare con la loro vita democratica il contenuto di fondo di quel sacrificio. La mia generazione è stata antifascista e ha studiato la guerra partigiana per proprio conto, perché la storia al liceo si fermava alla prima guerra mondiale». 

Ai giorni nostri la nuova Resistenza non è soltanto difesa delle posizioni conquistate, della democrazia, delle libertà: possiamo anche considerare Resistenza la richiesta necessaria, e non più rinviabile, per una società diversa in cui la forbice sociale non condanni donne e uomini ad essere sempre più fragili, indifesi e per questo meno liberi?
«Lascerei la parola Resistenza, con la lettera maiuscola che si è guadagnata nella storia, a quel periodo di guerra di liberazione e di guerra civile tra italiani. Il movimento cosiddetto delle sardine ha difeso la Costituzione e ha parlato di inclusione, contro una destra che prospera sulle esclusioni e sui privilegi. È stato un atto politico di rinnovo del sentimento democratico del nostro paese». 

Abbiamo ereditato un paese libero e pieno di speranza: siamo stati capaci a difenderlo o spesso, dimenticando il sacrificio dei nostri nonni e il sangue versato da tante italiane ed italiani, lo mettiamo a rischio soprattutto quando ci troviamo dentro alla cabina elettorale, spinti da emotività e paure immotivate?
«La democrazia è una forma politica fragile, può arrivare a negare se stessa, abdicare in favore di tirannie e dittature: è accaduto in Italia, in Germania, oggi in Turchia. Userei questo esempio già pronunciato da un politico inglese: democrazia è quando bussano alle 7:00 del mattino alla tua porta e si tratta del lattaio. In democrazia serve rianimare il sentimento politico del coraggio. La paura è un disturbo della percezione, ingrandisce i moscerini a mostri».

In termini di libertà personali a cosa non dovremmo mai rinunciare e a cosa, invece, abbiamo sacrificato come collettività?

«Non si può rinunciare alla libertà di espressione e di parola. In queste settimane possiamo e dobbiamo rinunciare alla libertà di movimento, ma questa misura condivisa dalla maggior parte dei cittadini non compromette il fondamento della libertà. Oltre a questo impedimento provvisorio, stiamo rinunciando in generale alla riservatezza, detta esoticamente privacy. Da parte mia ammetto senza difficoltà che il mio telefono sia la spia infiltrata nella mia vita privata. Lascio che spii. Come la gran parte dei cittadini di questo paese non ho niente da nascondere».

In questo settantacinquesimo anniversario della Liberazione l'Anpi, data l’impossibilità di organizzare cortei e cerimonie, propone di affacciarci tutti alle finestre per celebrare il 25 aprile cantando Bella Ciao: Erri De Luca lo farà?
«Abito da solo in una casa di campagna isolata, davanti ho alberi e campi, ma mi unisco ugualmente nell’ora stabilita alla colonna sonora del 25 aprile».