La mafia è una montagna di Merda

SPECIALE Peppino Impastato. Fu trucidato, in un casolare, la notte fra l'8 e 9 maggio, con una carica di tritolo. Pochi giorni dopo gli elettori di Cinisi lo votarono alle elezioni comunali eleggendolo simbolicamente come loro consigliere comunale.

La mafia è una montagna di Merda

A 42 anni dalla morte di Peppino Impastato abbiamo intervistato il suo amico di gioventù e compagno di tante battaglie sociali e politiche, Salvatore Vitale detto Salvo. Anche lui nato a Cinisi e di alcuni anni più grande di Peppino è stato uno dei suoi amici più cari.

Signor Salvo come nasce il suo rapporto con Peppino?
«Abbiamo frequentato lo stesso liceo classico di Partinico, io ero un po' più grande di lui. Il nostro rapporto si è cementato al momento di una delle principali battaglie che abbiamo condiviso, quella contro l'esproprio delle terre ai contadini per la costruzione della terza pista dell'aeroporto a Punta Raisi. Io ero toccato personalmente dagli espropri essendo mio nonno  proprietario di un appezzamento di terra: abbiamo iniziato con Peppino ad organizzare le rivolte per tutelare i tanti contadini che, disperati, venivano buttati in mezzo alla strada senza più niente. Poi ci furono le lotte studentesche nel ‘68 e l'occupazione della Facoltà di Lettere e Filosofia. Siamo stati lontani, ma sempre in contatto, durante gli anni dei miei trasferimenti fuori dalla Sicilia per lavoro».

Insieme avete condiviso la meravigliosa esperienza di Radio Aut. Come nacque?
«Quando venni trasferito nuovamente a Partinico, tornai in stretto contatto con Peppino che subito mi chiamò a collaborare alla radio.Questa fu l'ultima fase della sua vita e sicuramente la più intensa. Per me piena di ricordi e di battaglie fatte insieme».

Peppino Impastato, di cui oggi ricorre il quarantaduesimo anno dall'omicidio, resta uno dei simboli principali della lotta alla mafia, più vivo ed attuale che mai nonostante sia trascorso tanto tempo. Perché è importante parlarne?
«Sono molteplici gli elementi che hanno caratterizzato la vita di Peppino. Innanzitutto, uno degli aspetti più dirompenti della sua figura è stata la rottura con la famiglia, la ribellione al padre intorno ai 18 anni, il coraggio di accusarlo di essere un mafioso. Un comportamento assolutamente inusuale e straordinario per un ragazzo di quell'età cresciuto nell'ambiente siciliano di allora.
Poi la sua scelta politica, quella extraparlamentare. Peppino ed io mettemmo in discussione, già da allora, il ruolo dei partiti tradizionali, incapaci secondo noi a contrastare un modello economico, quello capitalistico, che negli anni ha dimostrato la propria inadeguatezza e il proprio insuccesso.
Un sistema colpevole di aver creato un gruppo di potenti che gestisce gran parte del potere e del denaro, contro una massa sempre più numerosa in evidente difficoltà economica e sociale. Un sistema, quindi, che non può reggere e che sta esplodendo oggi più di allora.
Un altro aspetto che sottolinea l'attualità del pensiero di Peppino Impastato è stato aver capito che nella lotta alla mafia servivano sistemi nuovi: occorreva andare oltre i comizi, i volantini, le assemblee. Ecco allora, e parliamo degli anni  fra il ‘75-‘76, la nascita di Radio Aut, una radio libera e autofinanziata, un mezzo per attaccare i potenti mafiosi del paese, per denunciare i boss di Terrasini e la politica collusa».

Quali erano le vostre trasmissioni in radio?
«C'erano molte notizie, molta musica di avanguardia per quei tempi e, soprattutto, la satira politica fatta senza risparmiare e guardare in faccia nessuno. Proprio la satira ha dato fastidio perché metteva in discussione l'onorabilità di mafiosi e politici, deridendoli, ridicolizzandone la figura e mettendone in discussione ruolo e potere.
Questo ha allarmato i mafiosi nel momento in cui si sono resi conto di essere attaccati e messi alla berlina, rischiando quindi di compromettere quel prestigio e quella rispettabilità che negli anni si erano guadagnati sul territorio attraverso la violenza e i soprusi».

Servirebbero tanti Peppino Impastato, oggi, per debellare la mafia e cambiare il sistema?
«Servirebbe un cambio di prospettiva riguardo alla società nel suo complesso. Sentirsi egoisticamente bene nel sistema garantistico del capitalismo non porta a nulla, occorrerebbe invece sentire la felicità degli altri come causa primaria della propria felicità».

Lei è anche uno scrittore di romanzi e poesie: ricordiamo fra gli altri Quasi un urlo di libertà (1996) Peppino è vivo (2008), Cento passi ancora (2014). Incessante è la sua attività di informazione e denuncia, soprattutto, nelle scuole per parlare con i ragazzi.
«Vado sempre a parlare con i giovani, mi sento una sorta di "seminatore" e penso che se ogni 10 semi riuscisse a germogliarne anche uno solamente, sarebbe un enorme successo!»

Vuole regalarci un ultimo ricordo di Peppino?
«Ho ritrovato una sua frase all'interno di un agendina, dice così: Il comunismo non è oggetto di libera scelta intellettuale, ne vocazione artistica è una necessità materiale e psicologica

Durante le trasmissioni di Radio Aut, Gaetano Badalamenti, capo mafia di Cinisi veniva soprannominato da Peppino, Tano seduto, ma a Mafiopoli (come veniva chiamata Cinisi) probabilmente non tutti avevano il dono “dall’ironia”. Peppino Impastato fu trucidato in un casolare la notte fra l'8 e 9 maggio, con una carica di tritolo. Pochi giorni dopo gli elettori di Cinisi lo votarono comunque alle elezioni comunali eleggendolo, simbolicamente, come loro consigliere comunale.