La sentenza sulla Trattativa non è stata emessa nel nome del popolo italiano

LO SFOGO. La sentenza di assoluzione per gli alti ufficiali del Ros e per un senatore della Repubblica condannato in via definitiva a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, permette a taluni soggetti di parlare ancora di Silvio Berlusconi, finanziatore della mafia ed evasore fiscale, come possibile presidente della Repubblica; proprio così, nei deliranti dibattiti televisivi o in numerosi articoli (alcuni dei quali portano la firma di altisonanti giornalisti), l'idea si va rafforzando. Una cosa che farebbe sorridere se non fosse tragica.

La sentenza sulla Trattativa non è stata emessa nel nome del popolo italiano
ph gds.it

Caro Presidente Angelo Pellino, la sentenza di appello sulla trattativa Stato-mafia non può essere letta in nome del popolo italiano o almeno non a nome di tutti.

No Presidente, sicuramente non in mio nome.

Perché non voglio vivere in un paese che trova normale trattare con la mafia, che condanna i mafiosi e grazia i colletti bianchi, che trova normale calpestare tanti cadaveri e ucciderli una seconda volta: Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e tutti quelli che sono morti insieme a loro, prima e dopo di loro.

 

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No Presidente, non lo accetto quel suo sguardo basso mentre legge una sentenza così discutibile e a seguito della quale mafiosi e faccendieri stanno brindando, mentre il popolo onesto piange e si dispera.

Non ci sto Presidente ad accettare queste assoluzioni che ancora una volta mettono all'angolo la dignità di un popolo, che schiaffeggiano le persone per bene, che tradiscono gli innocenti. Una assoluzione che premia e rafforza un sistema marcio per il quale trattare con chi ha devastato, e sta devastando, il nostro paese non è da considerarsi reato.

 

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Posso solo in immaginare, Presidente, la soddisfazione di Matteo Messina Denaro, ultimo dei latitanti eccellenti, e il sorriso beffardo di tutti i suoi seguaci. Lo immagino organizzare la propria resa, magari subito dopo la modifica dell’ergastolo ostativo e "parlare" per uscire dal casolare abbandonato in cui sta rintanato come un topo di fogna (forse proprio nel cuore della Sicilia dove nessuno riesce a trovarlo!). E ancora lo vedo tornare alla vita, in sfregio alle tante vittime di mafia e ai familiari in attesa di giustizia.

No Presidente io non ci sto: non creda di aver letto quella sentenza in nome di tutto il popolo italiano perché, a NOI, non ci rappresenta.

Potrà rappresentare quelli che se ne fregano della trattativa, che vivono nel malaffare, che non conoscono una morale; magari potrà valere per quella parte di antimafia “di facciata” che ha fatto carriera sulle stragi e ora se la ride, alle nostre spalle, perché in questi giorni siamo disperati, provati e stanchi di andare avanti.

Eppure una cosa è certa: non smetteremo mai di lottare, di spendere le nostre vite per portare avanti una battaglia che in questo momento può sembrare inutile di fronte alla prepotenza della mafia e alla commistione di quella parte di istituzioni deviate, ma non è così.

In queste ore il nostro pensiero va ai tanti magistrati che hanno dimostrato la trattativa, ora diventata ancora più reale perché si è fatta parola concreta che indica un fatto accaduto, una realtà non più modificabile: perché la trattativa c'è stata e questo paese si basa su un patto scellerato.

La sentenza di assoluzione per gli alti ufficiali del Ros e per un senatore della Repubblica condannato in via definitiva a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, permette a taluni soggetti di parlare ancora di Silvio Berlusconi, finanziatore della mafia ed evasore fiscale, indicandolo come presidente della Repubblica. Proprio così, nei deliranti dibattiti televisivi o in numerosi articoli (alcuni dei quali portano la firma di altisonanti giornalisti), l'idea si va rafforzando. Una cosa che farebbe sorridere se non fosse tragica.

Il Fatto Quotidiano

 

Ma sa, Presidente, quale è la conseguenza più grave di questa sentenza?

È togliere la speranza ai tanti giovani che pensano sia ancora possibile impegnarsi per un futuro migliore, perché le nuove generazioni hanno bisogno di credere nella parola GIUSTIZIA, nell'idea di uno Stato sano, di una politica pulita, di una mafia finalmente sconfitta.

E invece del 23 settembre 2021 ai nostri ragazzi resterà l'amarezza di vivere in un paese dal quale conviene fuggire, perché si fa sempre più difficile incidere nelle sue carni e modificarne un corso che sembra ormai segnato.

 

L’effetto terribile di questa sentenza Presidente, che lei ha declamato con gli occhi bassi quasi a volersi giustificare, è spegnere la luce dell’ottimismo, è mortificare la buona volontà, è strappare il seme della speranza dall'animo degli italiani onesti, con il rischio di spingere alla rinuncia e alla paura.

Non è facile per moltissimi di noi assestare il colpo, ma nulla riuscirà a farci desistere.

Non riuscirà l'affollato esercito “del male” a soffocare la voglia di cambiamento che abbiamo dentro.

Adesso che ancora una volta, scritta nero su bianco, si sancisce l'esistenza della trattativa Stato-mafia, noi alzeremo la voce per farci sentire nelle piazze, sulla stampa libera, nei social: si stanno unendo in un solo grido tutti quei cittadini che non abbassano la testa e restano al fianco di persone come il dottor Nino Matteo. RESISTEREMO proprio per le persone come lui.

Ha detto Salvatore Borsellino: “mio fratello è morto invano”.  No, non lo permetteremo mai, fosse anche l'ultima battaglia che ci vedrà impegnati da qui alla fine dei nostri giorni.

Quindi Presidente, la formula “in nome del popolo italiano” andrebbe rivista perché in questo caso diventa inappropriata, proprio come la scritta alle sue spalle “La legge è uguale per tutti”. 


Quelli che dovrebbero essere i pilastri della Legge e della Giustizia, sono diventati in questa occasione parole vuote nelle quale le persone per bene non possono riconoscersi.

 

 

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