L'appello al campione olimpico

Il loro appello al campione olimpico nasce dal fatto che Marcell Jacobs milita nelle Fiamme Oro, il gruppo sportivo della Polizia; attualmente è lo sportivo che rappresenta l’Italia nel mondo, un poliziotto anche lui. Il suo corpo è ricoperto da vistosi tatuaggi, mostrati in mondovisione proprio durante le olimpiadi che si sono svolte da poco.

L'appello al campione olimpico

Purtroppo è caduto nel nulla l’appello rivolto a Marcell Jacobs, campione olimpico medaglia d’oro alle olimpiadi di Tokio, da parte di Arianna Virgolino e altri colleghi della Polizia di Stato (sei in tutto) esclusi dal corpo di appartenenza a causa di piccoli tatuaggi, peraltro tempestivamente rimossi con sedute laser. Ugualmente valutati dal Consiglio di Stato un nocumento all’immagine del corpo.

 

Il caso di Arianna è emblematico: dopo aver superato brillantemente il concorso nel 2018, viene esclusa in fase di accertamento medico per la presenza di una cicatrice sul posto dovuta proprio alla rimozione del tatuaggio.

Non è servito il ricorso al Tar e mesi di servizio come agente presso la statale di Guardamiglio a Lodi, non è servito il riconoscimento di un encomio per il servizio svolto e gli ottimi risultati ottenuti.

 

Attualmente Arianna Virgolino è fuori da servizio, non licenziata, ma senza lavoro.

Simile la vicenda del commissario Karen Bergami, anche lei allontanata nonostante l’eccellente curriculum e la rimozione del tatuaggio posto sul dorso del piede (che fra l’altro sarebbe stato facilmente oscurabile con una calza). Il commissario Bergami sta valutando di fare ricorso in Cassazione e alla Corte Europea dei diritti dell’uomo per la destituzione subita.

 

Il loro appello al campione olimpico nasce dal fatto che Marcell Jacobs milita nelle Fiamme Oro, il gruppo sportivo della Polizia. Attualmente è lo sportivo che rappresenta l’Italia nel mondo. Il suo corpo è ricoperto da vistosi tatuaggi, mostrati in mondovisione proprio durante le olimpiadi che si sono svolte da poco.

Quindi la domanda dei poliziotti esclusi è legittima: perché questa disparità di trattamento? 

 

L'allontanamento dell’agente Virgolino e dei suoi colleghi deriva da un piccolissimo disegno (peraltro totalmente rimosso) mentre non solo il campione olimpico, ma molti appartenenti alla Polizia, restano in servizio pur avendo vistosi atuaggi anche in parti visibili del corpo.

La politica, nel frattempo, si è attivata per modificare una legge iniqua e assurda, come se la professionalità di un poliziotto si misurasse dal numero tatuaggi. Un disegno di legge è stato presentato e andrà in discussione nei prossimi giorni. Diverse le interrogazioni parlamentari.

 

Queste battaglie, spesso ignorate dall’opinione pubblica, sono portate avanti da persone che hanno deciso di far parte delle forze dell’ordine. Donne e uomini che hanno un sogno, amano la divisa, desiderano servire il paese. Per accedere a tutto questo è necessario un percorso lungo e faticoso.

L’esclusione motivata da un tatuaggio, che c’era e non si vede più, può essere un valido motivo di licenziamento? Inoltre, perché questa disparità di trattamento tra colleghi? E vi è un’altra considerazione che lascia l’amaro in bocca: pensare al notevole investimento di risorse pubbliche necessarie alla formazione di ogni allievo e che, con il licenziamento, diventa uno sperpero inutile.

E’ quindi necessaria e improrogabile una modifica della normativa.

 

Una presa di posizione di Marcell Jacobs potrebbe sicuramente aiutare. Speriamo riesca a comprendere la disparità di trattamento, il dolore dei suoi colleghi e decida di spendere una parola di solidarietà. Molto spesso lo sport, la cultura, l’arte, sono riusciti là dove la politica e l’informazione hanno fallito.

In un momento in cui è sempre più necessario avere persone preparate e motivate, soprattutto in alcuni settori, assistere all’esclusione di bravi poliziotte e poliziotti costretti a rinunciare alla professione per un segno inciso sulla pelle, diventa assurdo.

 

Restiamo in attesa di un segnale.

 

WORDNEWS.IT © Riproduzione vietata

 

 

LEGGI ANCHE:

Una battaglia contro la discriminazione