Le parole per dirlo - Stupro

Dal latino stuprum, è l’atto di congiungimento carnale imposto con la violenza. In altre parole, violenza sessuale. Ancora con altre parole, un atto sessuale nel quale manca il consenso di una delle parti coinvolte. Quindi violenza. Non ci sono fraintendimenti, non ci sono equivoci. Ogni qualvolta un essere umano costringe un altro essere umano a subire un atto sessuale contro la propria volontà, è uno stupro.

Le parole per dirlo - Stupro

Alcuni vocaboli hanno una declinazione talmente chiara che non ci si può girare intorno, non si possono invocare fraintendimenti o equivoci. Hanno insito tutto il loro significato, senza scampo, senza rivisitazioni di sorta. “Stupro” è uno di questi vocaboli che la lingua italiana ci consegna in tutta la sua crudezza.

Dal latino stuprum, è l’atto di congiungimento carnale imposto con la violenza. In altre parole, violenza sessuale. Ancora con altre parole, un atto sessuale nel quale manca il consenso di una delle parti coinvolte. Quindi violenza.

Non ci sono fraintendimenti, non ci sono equivoci. Ogni qualvolta un essere umano costringe un altro essere umano a subire un atto sessuale contro la propria volontà, è uno stupro.

Le parole sono pietre e come tali vanno considerate. Le parole descrivono situazioni, atti, stati d’animo, emozioni. Le parole raccontano ciò che siamo.

E un uomo, o un gruppo di ragazzi, che costringe una ragazza a subire un atto sessuale, commette uno stupro.

La recente vicenda del video di Grillo che, con toni irridenti e scomposti, oltre che banalmente volgari, cerca affannosamente di giustificare suo figlio e i suoi prodi amici che avrebbero, da ragazzini, solo voluto divertirsi, è platealmente rappresentativa di come in questo nostro Paese il tema dello stupro sia ancora derubricato a un non reato. In aggiunta, la vittima, ancora una volta, viene trasformata in colpevole, o quanto meno in bugiarda e mitomane, altrimenti non sarebbe andata a fare kitesurf il giorno dopo.

Ebbene, è proprio questo presunto sapere come si sente una donna violentata a sconcertare e inorridire. Gli uomini si arrogano il diritto di decidere come noi donne dobbiamo sentirci in ogni circostanza della nostra vita, in ogni decisione, in ogni scelta o in qualunque situazione in cui subiamo altrui comportamenti e decisioni.

È stato solo nel febbraio del 1996 che in questo Paese la violenza sessuale ha smesso di essere un delitto contro la moralità pubblica per essere finalmente definito come un reato contro la persona. Questa differenza permette alle vittime di costituirsi in giudizio come parte offesa, con pene per gli autori che vanno dai cinque ai dieci anni.

Eppure, nonostante questo importante traguardo giuridico, la violenza sessuale in Italia continua ad essere oggetto di un illusionistico rovesciamento di ruoli. La vittima viene spesso colpevolizzata: vestiti scollati o attillati, abitudini non consone a una donna (come rincasare tardi o uscire da sola), rimanere sole in compagnia di un gruppo di uomini, lasciarsi andare all’uso di alcol o droghe. Tutti questi “giustificativi” che tendono a diventare le cause della violenza, mascherano il vero e unico colpevole: lo stupratore.

Il contesto sociale continua così a perpetuare un modello di riferimento in cui la donna è sempre colpevole di ciò che le capita, mentre l’uomo è vittima della sfacciataggine e degli immorali comportamenti femminili. Quello che ci troviamo di fronte è quindi un problema culturale e sociale che può e deve risolversi attraverso una educazione che passi attraverso un elemento chiave: il rispetto delle donne come persone, portatrici di diritti paritetici rispetto agli uomini.

Ne consegue che non si devono educare le ragazze a non vestirsi scollate o a non uscire sole di sera (lasciamo che siano loro a decidere come vestirsi e quando e con chi uscire), ma si devono assolutamente educare i ragazzi a rispettare le donne e a non considerarle come oggetti a disposizione per il soddisfacimento di primitivi bisogni ormonali.

Nonostante tutte le battaglie e le campagne di sensibilizzazione, purtroppo il panorama che ancora si offre agli occhi dell’opinione pubblica è fortemente influenzato da una ispirazione maschilista e maschiocentrica che relega le donne a eterne colpevoli, anche quando il loro essere vittime grida il diritto alla giustizia.

 

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