Omicidio Vassallo: ucciso per il traffico di droga?

DATI INQUIETANTI. Due minuti dopo l'omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, inizia l'attività di «sviamento delle indagini»?

Omicidio Vassallo: ucciso per il traffico di droga?
Angelo Vassallo, il Sindaco pescatore

Due minuti. Secondo l'Ansa: «solo due minuti dopo l'omicidio di Angelo Vassallo e sul telefono del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo arriva una telefonata da parte di un suo stretto collaboratore Luigi Molaro, anche lui carabiniere». Un segnale? 

Da lì sarebbero iniziati una serie di depistaggi per evitare di arrivare alla verità?

Questo, almeno, risulta dalle indagini della Dda di Salerno. Ma la verità è potente, così come la tenacia di chi, in questi 12 lunghi anni, non ha mai mollato per avere giustizia. E così, dopo una prima archiviazione, torna ad essere indagato il colonnello Cagnazzo che, proprio nei giorni dell'omicidio del sindaco Vassallo, si trovava in vacanza ad Acciaroli.

Il carabiniere si sarebbe trovato sul luogo del delitto durante i rilievi e avrebbe prelevato le telecamere di una attività commerciale, senza però avere alcun mandato né autorizzazione da parte della procura competente. Cosa ci faceva lì Cagnazzo? Per quale motivo si sarebbe attivato senza alcun titolo? 

Dall'inchiesta escono rapporti tra rappresentanti dell'Arma ed esponenti della camorra. In particolare, il cuore delle indagini sarebbe lo smercio di droga presso il porto di Acciaroli; un traffico scoperto da Angelo Vassallo e da lui fortemente ostacolato.

Stava per denunciare tutto Angelo Vassallo? 

Andava eliminato quel sindaco che poneva il rispetto della legge al di sopra di tutto, che faceva della legalità il faro della propria azione amministrativa? L'impegno politico di Angelo Vassallo in quel territorio ha segnato la svolta: a colpi di delibere comunali è riuscito a stravolgere un sistema segnato dalla illegalità e dal malaffare, trasformando profondamente un territorio, il modo di fare politica, un'intera comunità.

Ma quelli come Angelo Vassallo danno fastidio alle mafie e ai tantissimi esponenti delle istituzioni (politica, forze dell'ordine, magistratura) che di quel sistema criminale si nutrono, infiltrandone i tentacoli anche nella parte sana.

Il Sindaco Pescatore ha denunciato tutto ciò che non andava (sempre suoi gli esposti su strade mai costruite nonostante ingenti investimenti); ha segnalato, ha chiesto aiuto alle autorità e ai referenti del suo partito politico, il Pd. Ma tanta è stata la solitudine di questo primo cittadino che, solo dopo l'eccidio, ha avuto gli onori che merita.

Quei nove colpo di pistola che hanno squarciato il silenzio nella serata del 5 settembre del 2010, hanno acceso i riflettori sul Cilento, territorio bellissimo e maledetto, dove la politica fa affari con le malavita e tutto è coperto dal puzzo del compromesso morale. Quando ci sono rappresentanti della politica locale che definiscono Angelo Vassallo un "nemico"; quando dopo la sua morte nessun segretario del partito al quale era iscritto ha mai rilasciato una dichiarazione o accolto gli appelli di Dario e Massimo Vassallo; quando c'è chi si rifiuta di intitolare un luogo in memoria del Sindaco Pescatore nel suo comune, mentre in ogni angolo d'Italia il  nome di Angelo Vassallo campeggia in un parco pubblico, in una sala consiliare, o in qualche luogo di aggregazione e cultura, significa che ancora molto c'è da fare.

Dodici anni sono tantissimi, eppure i fratelli Dario e Massimo Vassallo, insieme agli amici della Fondazione che porta il suo nome, non hanno mai indietreggiato di un millimetro, certi di arrivare un giorno alla verità. 

In un piccolo comune del Cilento, un uomo onesto e coraggioso,  ha fatto la guerra a camorristi e politici collusi.

Ha portato la luce tra le tenebre. Ha regalato al suo amato territorio un risveglio umano e ambientale che tardava ad arrivare. C'è voluto tempo, fatica e tanto dolore. Nulla è per sempre, neanche l'omertà di chi in questi anni ha coperto le collusioni tra uomini in divisa e luridi trafficanti di droga.

"Distratti" da una imbarazzante campagna elettorale, i dirigenti del Pd non hanno rilasciato alcuna dichiarazione su questa svolta sull'omicidio di un loro sindaco. Peccato, forse perché il sindaco pescatore era un rappresentante dello Stato che viveva per la politica e non di politica.

 

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