Provvedimenti contro le donne

Donne ancora una volta ostacolate dalla politica in questa scelta difficile, che dovrebbe rimanere assolutamente autonoma e personale a prescindere dalle ideologie e dagli schieramenti, anche nella individuazione della modalità.

Provvedimenti contro le donne
foto da tuttoggi.it

Si ritorna indietro di anni nella regione Umbria su una materia che crea sempre molta discussione nel paese: è un tornare indietro. Gravissimo questa volta, perché concerne il diritto delle donne ad abortire.
Accade infatti che la giunta leghista, guidata da una donna, la governatrice Donatella Tesei, decida di togliere la possibilità dell’aborto farmacologico in day hospital.

Si cancella con un solo provvedimento, una faticosa modifica voluta dal centro-sinistra e che dava alla materia la possibilità di un percorso più idoneo, con l'indicazione per gli ospedali umbri di organizzare appunto l'interruzione volontaria della gravidanza farmacologica in day hospital.
Con il via libera di questa settimana, in Umbria le donne che decideranno di abortire, dovranno quindi obbligatoriamente ricorrere al ricovero di tre giorni: di certo un peggioramento nelle modalità anche per l'inevitabile congestione delle strutture Ospedaliere, soprattutto in periodo di Covid, che mette a rischio la salute delle donne, ma soprattutto una ulteriore difficoltà nella gestione di una situazione delicata e personale per ogni donna.

Plaude a questa modifica il senatore leghista Simone Pillon, non nuovo fra l'altro a posizioni controverse e inadeguate rispetto ad una realtà sociale profondamente modificata nel suo complesso.
Molte le voci contrarie a questa novità fra le associazioni femministe e rappresentanti delle donne.

Donne ancora una volta ostacolate dalla politica in questa scelta difficile, che dovrebbe rimanere assolutamente autonoma e personale a prescindere dalle ideologie e dagli schieramenti, anche nella individuazione della modalità.

L’Italia resta in Europa il paese che ricorre in percentuale minore all’aborto farmacologico (circa il 18% delle donne contro il 66% della Francia): questa modifica comporterà una ulteriore difficoltà nel ricorso alla interruzione volontaria di gravidanza, già inaccessibile per molte donne a causa della mancanza di strutture e per il numero esagerato di medici obiettori di coscienza che non praticano l'aborto.

Più le materie si fanno delicate per i cittadini (in questo caso donne), più le scelte scellerate della politica si allontanano da una lucida, equa ed intellettualmente onesta gestione.