Rifiuti: tra incendi ed interessi

TERNI. Un territorio martoriato, quello ternato, tanto da essere considerato, da alcuni studi scientifici, uno dei siti più inquinati del paese.

Rifiuti: tra incendi ed interessi

L’incendio a Terni di qualche giorno fa, che ha interessato il capannone dove sono stoccati i rifiuti, è solo l’ennesimo tassello in un grande mosaico: quello relativo alla gestione dei rifiuti.

La soluzione non si è voluta trovare nel passato e tanto meno sarà possibile farlo adesso.

 

Un territorio martoriato, quello ternato, tanto da essere considerato, da alcuni studi scientifici, uno dei siti più inquinati del paese. Quante volte ancora occorrerà citare lo studio epidemiologico Sentieri che, con dati precisi e monitoraggi mirati, parla di una situazione sanitaria e ambientale gravissima?

 

La politica locale non si è mai realmente posta il problema; gli interessi economici restano il punto di riferimento principale tanto da sovrastare e annientare la necessità di salvaguardare la salute pubblica. Le vecchie giunte di sinistra per decenni hanno attuato un grave negazionismo ambientale in un territorio interessato dalla presenza secolare delle acciaierie. Il sito siderurgico è la principale fonte di inquinamento per la città, alla quale si affiancano altri fattori ormai noti come il traffico automobilistico, il riscaldamento domestico, la conformazione del territorio e, appunto, i fumi degli inceneritori.

 

Terni, in particolare, ha vissuto per anni la presenza degli inceneritori (un tempo addirittura tre in funzionamento contemporaneamente); quelli che qualcuno chiama gentilmente “termovalorizzatori”, altro non sono che camini capaci di diffondere nell’aria veleni e tossine.


La soluzione è in alto mare

La politica e i rappresentanti dei partiti non riescono a creare un tavolo di discussione necessario alla risoluzione di un vecchio problema. Certo è che un Governo centrale nel quale i diversi partiti, di destra e di sinistra, governano tutti insieme non aiuta ad una corretta dialettica sui territori.

 

L’attuale giunta umbra, guidata dalla Presidente della Lega Donatella Tesei, vede all’opposizione Pd e 5 Stelle; ma se il consigliere Thomas De Luca del Movimento porta avanti, in solitaria, una vera e propria battaglia in tema di rifiuti e salute pubblica, al momento non possiamo dire facciano altrettanto i rappresentanti del Pd, imbarazzati forse dal fatto che, se a livello nazionale governano con la Lega e Fratelli d’Italia, dovrebbero scontrarsi localmente su un tema così delicato con gli stessi partiti.

 

La Lega si è sempre dichiarata a favore dell’incenerimento, ma in tema di gestione dei rifiuti le idee sono a tratti confuse.

 

 

Pochi minuti dopo l’ennesimo incendio, la vicesindaca e assessore all’ambiente del Comune ternano, Benedetta Salvati, ha puntato il dito sulle giunte del passato e si è espressa sulla necessità di delocalizzare i siti in questione, a suo dire, posti troppo a ridosso della città.

Forse all’assessore sfugge che proprio l'attuale giunta regionale leghista, chiede di finanziare altri quattro nuovi impianti nella stessa zona con i fondi del Pnrr. Nelle prossime settimane infatti verrà definito il piano rifiuti della regione Umbria e le prospettive non sono buone.

Si torna a parlare di incenerimento, di ampliamento delle discariche, di css da bruciare nei cementifici di Gubbio (altro territorio sottoposto ad un vero e proprio avvelenamento a causa delle polveri immesse nell’aria dai cementifici).

 

Una visione d’insieme, quella che sta alla base della politica regionale in tema di rifiuti, che si discosta moltissimo dalla realizzazione di un piano green che punti alla raccolta differenziata, al riciclo, al riuso del rifiuto.

L’incendio di questi giorni presso il capannone nella zona di Maratta, diventa una ghiotta occasione per i fautori dell’incenerimento che già parlano della pericolosità di creare punti di raccolta tanto estesi.

 

Un’altra assurda questione, locale e non solo, è la presenza di Acea: la multiservizi romana è azionista di maggioranza con il 60% dell’area interessata dall’incendio, quindi si occupa della selezione dei rifiuti, ma allo stesso tempo è proprietaria dell’inceneritore. Quindi: lo stesso soggetto avrebbe interesse a bruciare, ma anche a fare la raccolta differenziata per poi rivendere i rifiuti selezionati. Tutto molto opinabile, ma consentito.

 

La politica non si scandalizza, anzi: cerca di insinuarsi per piazzare pedine all’interno di un sistema dove tutto è possibile. Nel frattempo i cittadini pagano un prezzo altissimo in termini di salute e benessere.

 

In tutto questo non manca la preoccupazione per eventuali infiltrazioni della mafia; per le organizzazioni criminali il traffico dei rifiuti è da anni divenuto uno dei business principali, insieme a quello della droga. Ecco perché saranno importanti i riscontri da parte della magistratura a seguito del terzo incendio avvenuto in Umbria in tre anni in un sito di stoccaggio.


In questa immensa e infinita battaglia, la cittadinanza sembra aver perso quella necessaria indignazione a fare pressione sulle istituzioni; anni fa il Comitato NO INC riusciva a portare in piazza migliaia di cittadini che, a gran voce, chiedevano una maggiore attenzione alla salute pubblica e al benessere collettivo. 

Chissà se nei prossimi giorni accadrà lo stesso in vista dell'approvazione del nuovo piano, perché dopo sarà tardi. Speriamo che la stanchezza non prenda il sopravvento e che l’inaugurazione di una fontana o la promessa di un nuovo stadio non rappresentino quel contentino che spinge ad abbandonare le battaglie importanti.

 

 

 

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