Salò: tra Pasolini e De Sade

Il titolo è ripreso dall’opera del marchese De Sade, ma Salò non danza soltanto sulle parole di De Sade, riunisce in pellicola anche l’Inferno di Dante ed il Male Radicale di Kant. Come le danze su pellicola di Pasolini, anche questa danza ebbe delle difficoltà a mostrare la propria coreografia. Se Pasolini voleva fare un libro su tutti i processi che aveva subito, Salò ne avrebbe fatto parte: trentuno casi processuali.

Salò: tra Pasolini e De Sade

di Raluca Bardini

Era l’autunno del 1994 quando una ragazza di nome Dolores O’ Riordan urlava what's in your head? Era una giornata di gennaio del 1976 quando nelle sale cinematografiche veniva proiettato l’ultimo grido su pellicola di Pier Paolo Pasolini; questo urlo porta il nome di Salò o Le 120 Giornate di Sodoma.

Il titolo è ripreso dall’opera del marchese De Sade, ma Salò non danza soltanto sulle parole di De Sade, riunisce in pellicola anche l’Inferno di Dante ed il Male Radicale di Kant.

Come le danze su pellicola di Pasolini, anche questa danza ebbe delle difficoltà a mostrare la propria coreografia. Se Pasolini voleva fare un libro su tutti i processi che aveva subito, Salò ne avrebbe fatto parte: trentuno casi processuali.

La pellicola si presentò senza la sua lente di riferimento al Festival di Parigi il 22 novembre 1975, da venti giorni il mondo aveva perso uno dei suoi figli più cari: Pier Paolo Pasolini.

A Parigi venne organizzata anche una conferenza stampa contro la censura con le voci di: Bernardo Bertolucci, Laura Betti, Liliana Cavani, Luigi Comencini, Gillo Pontecorvo, Francesco Rosi e Sonia Savange.

Inizialmente il film doveva uscire anche nella sale italiane, ma la commissione di censura bocciò l’ultima opera cinematografica di Pasolini con la seguente motivazione: «Il film nella sua tragicità porta sullo schermo immagini così aberranti e ripugnanti di perversioni sessuali che offendono sicuramente il buon costume e come tali sopraffanno la tematica ispiratrice del film sull’anarchia di ogni potere. Si esprime pertanto parere contrario alla proiezione in pubblico del film stesso». Era l’11 novembre 1975.  

Salò arrivò nelle sale del Majestic, Nuovo Arti e Ritz di Milano. Era il 10 gennaio 1976. Nei primi due giorni il film fu visto da 15.675 spettatori. Il giorno seguente l’ultimo grido pasoliniano venne denunciato dall’associazione nazionale degli alpini ritenutasi offesa da una sequenza in cui il Duca, imitato dagli altri carnefici, intonava il canto alpino della brigata Julia sul ponte di Perati. A soli tre giorni di programmazione, il film venne ritirato e sequestrato per ordine del sostituto procuratore della Repubblica Roccantonio D’Amelio, accogliendo le denunce di associazioni e privati cittadini. Con queste denunce si aprì un procedimento penale contro il produttore Grimaldi per commercio di pubblicazioni oscene e la danza di Pasolini rimase sotto sequestro per oltre un anno.

Grimaldi venne condannato a due mesi di reclusione, a duecentomila lire di multa e al pagamento delle spese processuali per “avere realizzato e messo in circolazione a scopo di lucro” uno spettacolo “costituito tutto da scene e da linguaggio a carattere osceno”. Grimaldi venne assolto e riuscì a far distribuire di nuovo il film tagliando (però) sei sequenze.

Salò tornò ad urlare anche nella città che Pasolini ha amato. A Roma, con altre difficoltà: corruzione di minorenni e atti osceni in luogo pubblico. Ma il procedimento aperto verrà archiviato. Il 10 marzo 1977 la nuova proiezione, nella Capitale, dove Salò venne “aggredito” da un gruppo di neofascisti, senza piegarsi alla violenza.

Evangelista Boccuni dispose il sequestro della pellicola, ignorando la sentenza assolutoria della Corte d’Appello di Milano.

Salò venne di nuovo messo a tacere nel giugno del 1977. Boccuni motivò il sequestro dell’opera su tutto il territorio nazionale con le seguenti parole: «Mi sono convinto della particolare oscenità del film e della mancanza in esso di qualsiasi pregio artistico. In particolare alcune scene, tra cui quelle dell’ingestione di escrementi umani e di sodomizzazione, sono improntate alla più ripugnante lascivia e costituiscono la esaltazione esasperata di forme aberranti di deviazione sessuale. Non so se l’artisticità dell’opera sia venuta meno in seguito ai tagli imposti dalla Corte d’Appello di Milano, ma ritengo che, sia pure attraverso la strumentalizzazione di un determinato periodo storico, il film attualmente sia osceno». 

Il 9 giugno Boccuni verrà denunciato dalla PEA per abuso d’ufficio e violazione delle norme procedurali. Il 18 Giugno il sostituto procuratore Nicola Cerrato dissequestrò il film dichiarando illegittimo l’intervento di Boccuni. Il 18 giugno 1977, la Procura della Repubblica di Milano ordinò il dissequestro di Salò su tutto il territorio nazionale. Il 2 maggio del 1976 vennero ritrovate le bobine che furono rubate durante le riprese.

Nel 1978 la corte di Cassazione si pronunciò a favore della libera circolazione del film nella sua versione integrale. Salò riuscì a danzare liberamente solo nel 1985. Pasolini, in una sua intervista, affermò che Salò sarebbe stato l’inizio di un nuovo progetto cinematografico intitolato Trilogia della Morte, e che Salò, quel film che in molti considerano il più estremo del Maestro, sarebbe stato l’inizio del grido più forte dell’intellettuale.  

Il film rimane ancora proibito in Russia ed in Cina.