Se Ornella Vanoni considera Matteo Salvini un “abile” politico

L’elettorato (e non solo di destra naturalmente) tende a sottovalutare quello che i vari leader politici ci fanno vedere. Il loro essere cosi semplici, a tratti banali, scontati mira ad avvicinare la politica al cittadino.

Se Ornella Vanoni considera Matteo Salvini un “abile” politico

L’altra sera, intervistata su La7 da David Parenzo e Concita de Gregorio, una sempre affascinante Ornella Vanoni, tra un aneddoto di vita e la narrazione di un amore sofferto, a proposito di Matteo Salvini ha detto: “Credo che non lo voterei, ma lo trovo davvero abile. Fa di tutto per sembrare un uomo comune, uno del popolo. Anche il Papeete rappresenta l'uomo medio italiano, quando vede una bella donna... poi mangia il gelato... uno del popolo. Perché il popolo segue una persona che capisce con facilità”.

 

Difficile non cogliere il tono ironico, un certo “giudizio” sulla politica del leader leghista, una sottile critica verso quella parte di elettorato che troppo spesso si ferma alla superficie delle cose, senza approfondire.

Un elettorato, quello soprattutto salviniano, che segue il proprio capo politico, spinto da una sorta di innamoramento tipico dei partiti personalistici (troppi e sfortunati).

 

Questo comporta un’ammirazione spesso incondizionata da parte degli elettori: una fiducia riposta non tanto nella politica poi effettivamente attuata, quanto nel soggetto che incarna ideali e prese di posizioni, che tuttavia sono spesso in contraddizione fra loro.

Ecco allora che tutto è possibile: dal baciare il rosario in piazza, sciorinando l’elenco completo di Santi e protettori di fronte ad una folla entusiasta, al tollerare la sofferenza di migliaia di uomini e donne vittime di sanguinari dittatori e guerre, il passo è breve.

Dal difendere la vita in ogni sua forma, al considerare quasi normale vedere affogare persone in mare, il confine è labile.

 

Ancora: la strenua difesa della famiglia tradizionale (per poi collezionare matrimoni, divorzi, relazioni…) ostacolando forme di convivenza durature e stabili, affetti sinceri e assoluti, solo perché “fuori” da una visione prettamente personale.

 

La Vanoni riconosce una innegabile abilità politica a Matteo Salvini il quale, quotidianamente, posta e twitta in base al fatto del giorno: una rassegna stampa, più che un politico navigato, ex ministro e per qualcuno, premier in pectore.

Le sue uscite enogastronomiche, la famosa scena del papete, le frasi ad effetto, creano in una parte dell'elettorato una specie di vicinanza rassicurante, quella comunanza di intenti che rende la politica qualcosa di accessibile e comprensibile.

Uno del popolo, appunto, facile da capire.

 

Sarebbe anche una bella cosa, se poi la politica rispecchiasse una società semplice e genuina. Non è così: le linee guida della destra italiana, su alcuni temi in particolare, tendono a tirare fuori il lato peggiore dei cittadini.

Quel “prima gli italiani”, non fa che accrescere un egoismo sempre più forte e un individualismo diffuso che sta devastando il vivere civile.

Il puntare il dito sul “diverso” alimenta un sentimento di sospetto e paura sempre più accentuato, creando diversi e ingiustificati livelli di libertà che rendono difficile per alcuni, se non impossibile, godere dei più elementari diritti civili.

 

Per molti la frase di Ornella Vanoni è stata un’uscita inappropriata, poco opportuna, come se un artista non potesse esprimere un'opinione politica in quanto esula dalle proprie competenze.

Io ho trovato invece molta ironia in quella frase, una amara ironia.

L’elettorato (e non solo di destra naturalmente), tende a sottovalutare quello che i vari leader politici ci fanno vedere; il loro essere così semplici, a tratti banali, scontati mira ad avvicinare la politica al cittadino.

 

Ma l’offerta si sa, risponde alla domanda: da decenni, oramai, la politica non dà risposte ai gravi problemi del paese, tende ad inseguire le grandi questioni irrisolte senza arrivare alla soluzione. Lo fa perchè in fondo siamo un popolo assuefatto ai drammi di una nazione dilaniata dalle mafie e dalla corruzione, con la povertà in costante aumento, con una forbice sociale sempre più ampia; un Paese, il nostro, dove le menti più brillanti non vengono ascoltate, ma lasciate a casa per cedere il posto al raccomandato di turno.

Un Paese dove la cultura non è finanziata, in quanto sinonimo di libertà e presa di coscienza.

 

 

Un meraviglioso Paese che, forse, non si è mai reso veramente conto delle proprie potenzialità.

Abbiamo risorse calpestate da una classe dirigente collusa, impreparata, ma abile: abile a parlare alla pancia della gente, ai bisogni primari, quelli più semplici. 

Ecco allora che Salvini danzante in spiaggia, fa tornare alla mente l’immagine di De Michelis in discoteca, sudato e con i ricci in movimento.

Oggi come allora, il nostro voto potrebbe fare molto. Il grande potere di elettori si trasforma in una delega in bianco che non riusciamo più a indirizzare

Abbiamo creato un mostro a tre teste, ma non possiamo rinunciare a vincerlo!!

 

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