Vendita dei diamanti: la truffa delle banche

VIDEOINTERVISTA. Parla Bertini: dal 2000 dipendente di Banca d’Italia, ha denunciato la truffa da parte delle banche italiane nella vendita dei diamanti. Tantissimi i clienti truffati, si parla di investimenti per un ammontare che supera il miliardo e 300 milioni di euro. PUBBLICHIAMO ANCHE IL COMUNICATO STAMPA DELLA BANCA D'ITALIA.

Carlo Bertini, dal 2000 dipendente di Banca d’Italia, ha denunciato la truffa da parte delle banche italiane nella vendita dei diamanti: i preziosi  venduti a prezzi gonfiati, in base ad un tariffario doppio (se non triplo) rispetto al prezzo reale. Tantissimi i clienti truffati, si parla di investimenti per un ammontare che supera il miliardo e 300 milioni di euro.

Tra gli istituti bancari interessati anche grandi nomi: Mps,Unicredit, Banca Intesa,Banca Popolare.

Bertini, a capo di un team che doveva vigilare l’attività del Monte Paschi di Siena, non resta in silenzio e denuncia la cosa. Da quel momento inizia per lui un calvario, umano e professionale, che si è da poco concluso con il licenziamento da parte di Banca D’Italia.

Ascolterete in questa testimonianza i vari tentativi posti in essere per ottenere un controllo ed eventuali provvedimenti nei confronti dei responsabili; molti dei soggetti preposti al controllo hanno chiaramente invitato Carlo Bertini a rinunciare, a lasciar perdere, a farsi scivolare tutto addosso per restare tranquillo. In un paese in cui chi denuncia viene isolato e mobbizzato, mentre chi delinque può tranquillamente operare indisturbato, questa testimonianza dimostra ancora una volta la difficoltà di incidere in un sistema marcio e pieno di collusioni.

La trasmissione Report si è occupata della vicenda; le loro inchieste hanno portato addirittura all’onorevole Giancarlo Pittelli, ex parlamentare di Forza Italia, ora in Fratelli d’Italia, legale delle più potenti famiglie di 'ndrangheta e imputato nell’inchiesta Rinascita Scott. Da quello che documenta Report, parte dei cospicui proventi derivati dalla vendita dei preziosi, sarebbe stata versata a Pittelli per investimenti nell’edilizia.

Al momento la magistratura ha indagato 104 tra manager e banchieri, rinviato a giudizio alcuni istituti bancari, cercando di tutelare i clienti truffati ai quali veniva suggerito di investire nei diamanti, quale bene rifugio sicuro e in continua crescita. La vendita era affidata a due società esterne che, in pochi anni, hanno visto crescere il proprio capitale in maniera esponenziale. Soldi truffati ad investitori inconsapevoli, anche Vasco Rossi risulterebbe nell’elenco.

 

IL COMUNICATO STAMPA DELLA BANCA D'ITALIA:

(15 dicembre 2021)

«La compravendita di diamanti attraverso canali bancari e il ruolo della Banca d'Italia»

Il 13 dicembre la trasmissione televisiva Report ha mandato in onda un servizio riguardante la compravendita dei diamanti attraverso i canali bancari proponendo una ricostruzione lacunosa ed erronea degli eventi e sollevando dubbi sull'efficacia dell'azione di Vigilanza e sul ruolo della Banca d'Italia.

Questo documento fornisce informazioni per consentire di inquadrare correttamente il ruolo della Banca d'Italia nella vicenda.

La segnalazione alla clientela della possibilità di effettuare operazioni di compravendita di diamanti con società specializzate attraverso il canale bancario non è un'attività finanziaria; pertanto, a essa non si applicano né le disposizioni né i controlli previsti dal testo unico bancario in materia di trasparenza e correttezza. La Banca d'Italia - come la Banca Centrale Europea (BCE), che ha diretta responsabilità di vigilanza sugli intermediari finanziari di grandi dimensioni - non ha dunque strumenti di controllo in quest'ambito.

Comunque, la Banca d'Italia è da sempre attenta anche ai rischi legali e di reputazione connessi all'esercizio di attività che non ricadono sotto il suo diretto controllo, come la compravendita di diamanti. Per questo motivo, anche a seguito di alcune segnalazioni ricevute, nel 2017 la Banca d'Italia si è coordinata con la Consob e l'AGCM per esaminare la portata del fenomeno e valutare i rispettivi ambiti di intervento. La Consob, ribadendo i contenuti di una precedente comunicazione del maggio 2013, ha precisato che la disciplina di trasparenza sui servizi di investimento - per la quale è responsabile - non è applicabile alla vendita di diamanti o di altri beni materiali, anche quando avvenga attraverso il canale bancario [https://www.consob.it/documents/46180/46181/rischi_diamanti.pdf]. L'AGCM invece - che si occupa della tutela della correttezza commerciale ed era quindi direttamente competente per il caso in questione - ha avviato all'inizio del 2017 un procedimento sanzionatorio per pratiche commerciali scorrette nei confronti di due società operanti nel commercio di diamanti (IDB spa e DPI spa), successivamente esteso alle banche maggiormente coinvolte; il procedimento si è concluso nel settembre 2017 con l'irrogazione di significative sanzioni pecuniarie: 4 milioni per Unicredit; 3,35 milioni per Banco BPM; 3 milioni per Banca Intesa; 2 milioni per Banca MPS. L'AGCM ha ritenuto gravemente ingannevoli e omissive le modalità di offerta dei diamanti e sussistenti responsabilità anche in capo agli istituti di credito con i quali le società operavano [https://www.agcm.it/media/comunicati-stampa/2017/10/alias-8980]. Questi comportamenti sono quindi stati efficacemente sanzionati, come la legge prevede.

Poiché, come si è detto, questo modo di operare può generare rischi legali e di reputazione, la Banca d'Italia aveva indirizzato, nei primi mesi del 2017, una comunicazione a tutto il sistema bancario chiedendo puntuali riferimenti sull'attività eventualmente svolta e sui presidi organizzativi assunti per verificare se questi rischi fossero adeguatamente presidiati (comunicazione BI del 14.4.2017). Dalle risposte emerse tra l'altro che la maggior parte degli intermediari aveva sospeso o interrotto l'attività di segnalazione alla clientela della possibilità di acquistare dei diamanti.

Nel marzo 2018 la Banca d'Italia ha inviato un'altra comunicazione a tutto il sistema bancario sul tema dei diamanti invitando le banche ad astenersi dallo svolgimento di questa attività in assenza di un pieno presidio dei rischi (comunicazione BI del 7.3.2018). In quell'occasione la Banca d'Italia ha ricordato alle banche che, anche quando intendono fornire servizi che non hanno natura bancaria e finanziaria, devono prestare la massima attenzione alle esigenze conoscitive dei clienti.

Sempre nel 2018 la Banca d'Italia ha pubblicato sul proprio sito internet un comunicato sulla commercializzazione di pietre preziose attraverso il canale bancario, allertando i potenziali clienti.

La Banca d'Italia ha inoltre esercitato specifiche azioni di moral suasion nei confronti delle singole banche coinvolte. Sulla base della richiesta di informazioni della Vigilanza, gli intermediari hanno comunicato l'avvio di iniziative di rimborso nei confronti dei clienti.

Dal novembre del 2014, con la creazione del Meccanismo di vigilanza unico europeo, la Banca Centrale Europea (BCE) è divenuta responsabile dell'attività di vigilanza prudenziale sugli intermediari bancari di grandi dimensioni ("significativi" - come Banca MPS), compresi i sopra ricordati intermediari sanzionati dall'AGCM. La Banca d'Italia ha interagito con la BCE in varie occasioni sul fronte dei diamanti, al fine di portare alla luce i risvolti prudenziali (rischi legali e di reputazione) dell'attività.

Sulla vicenda la Banca d'Italia ha fornito ampia collaborazione alle indagini svolte dall'Autorità Giudiziaria, poi sfociate nella richiesta di rinvio a giudizio per truffa, autoriciclaggio, ostacolo alle funzioni di vigilanza e corruzione fra privati che la Procura della Repubblica di Milano ha chiesto nei confronti di 105 persone fisiche e 5 società, di cui 4 banche (Unicredit, Banco-BPM, Banca Aletti, MPS). In dettaglio, la Banca d'Italia ha collaborato con la Procura di Milano in ogni fase del procedimento, fornendo tutta la documentazione in proprio possesso: i documenti acquisiti nell'ambito dell'indagine condotta nel 2017 presso il sistema bancario, tutti gli esposti ricevuti sul tema e altra documentazione rilevante, incluse le relazioni conclusive di accertamenti ispettivi. La Banca d'Italia si è costituita parte civile nel relativo procedimento penale, attualmente in fase di udienza preliminare dinanzi al Tribunale di Milano, in relazione alle condotte di ostacolo alle sue funzioni di vigilanza, e quindi partecipa all'iter giudiziario esercitando le prerogative che le competono.

Per quanto concerne specificamente Banca MPS, una delle banche coinvolte nella vicenda, nel gennaio 2016 è pervenuto alla Banca d'Italia un esposto, sottoscritto da "un onesto impiegato del Monte dei Paschi di Siena” e concernente l'operatività in diamanti. Trattandosi di una banca "significativa", il documento è stato inviato alla BCE per gli approfondimenti di competenza. Sul piano prudenziale, il Joint Supervisory Team (JST)1 responsabile della supervisione sul gruppo MPS ha tenuto conto delle problematiche relative all'attività in diamanti nell'ambito delle valutazioni prudenziali2.

Nel corso del 2018 Banca MPS è stata anche sottoposta a un'ispezione della Banca d'Italia mirata sul comparto antiriciclaggio (materia di competenza delle autorità di vigilanza nazionali). In quest'ambito è stato svolto un approfondimento specifico sull'attività di segnalazione per l'acquisto di diamanti da investimento da società terze. La verifica si è conclusa con giudizio complessivo "parzialmente sfavorevole".

La Banca d'Italia ha trasmesso l'intero rapporto ispettivo all'Autorità giudiziaria per le valutazioni di competenza. È stata inoltre avviata una procedura sanzionatoria nei confronti della banca per violazione delle disposizioni in materia di antiriciclaggio3; in tale ambito è stato contestato anche un rilievo relativo al carente presidio dei profili antiriciclaggio nell'attività di segnalazione di diamanti da investimento. La procedura si è conclusa nel 10 dicembre 2019 con l'irrogazione nei confronti di Banca MPS di una significativa sanzione pecuniaria (1,3 milioni di euro).

Rilevata la presenza di profili di interesse per la vigilanza prudenziale, la documentazione è stata inviata alla BCE per il tramite dei JST. Nel 2019, Banca MPS è stata sottoposta a una ispezione della BCE sui processi di misurazione, gestione e controllo dei rischi legali (comprensivi di quelli connessi con l'operatività in diamanti). Dall'ispezione sono emerse carenze nei processi e una insufficiente consapevolezza del consiglio di amministrazione con riferimento all'esposizione della banca ai rischi in questione. Non sono stati formulati in questo caso ulteriori rilievi focalizzati in modo specifico sull'operatività in diamanti.

Come accertato dalla Vigilanza nell'interlocuzione con Banca MPS, quest'ultima ha adottato iniziative di ristoro nei confronti dei clienti. Al 30 giugno 2021 risultava che la banca, a fronte di una potenziale contestazione per un totale di 344 mln, aveva rimborsato alla clientela 314 mln.

In definitiva, la Banca d'Italia ha esercitato le proprie funzioni intervenendo negli ambiti di competenza con atti di moral suasion, ispezioni, provvedimenti sanzionatori. L'AGCM, direttamente competente sulla questione delle pratiche commerciali scorrette nella vendita di diamanti, è intervenuta esercitando i propri poteri. La magistratura, cui la Banca d'Italia ha fornito il proprio costante supporto, sta valutando gli aspetti penali.

 

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Nel corso della puntata del 13 dicembre 2021 della trasmissione Report (Rai 3), incentrata sul tema della compravendita di diamanti da parte di istituti bancari, l'azione della Banca d'Italia è stata rappresentata in modo fortemente distorto, anche sulla base delle affermazioni di un dipendente della Banca stessa, il dott. Carlo Bertini.

Allo scopo di chiarire la posizione della Banca d'Italia e di rettificare le affermazioni inesatte e fuorvianti riportate in trasmissione, si rendono necessarie alcune puntualizzazioni in ordine alla posizione del dott. Bertini all'interno dell'Istituto e alle sue vicende professionali. Le puntualizzazioni saranno formulate negli stretti limiti indispensabili per mettere in chiaro la posizione della Banca d'Italia. Ci si riserva di fornire ulteriori elementi che si dovessero rendere eventualmente necessari.

Carlo Bertini, che in precedenza era già membro del JST incaricato dell'attività di vigilanza su Banca MPS, ha rivestito dal 2 ottobre 2017 all'8 novembre 2019 l'incarico di coordinatore a livello nazionale nell'ambito del medesimo JST. Pertanto è in qualità di componente prima e coordinatore locale poi - e non in quella, mai rivestita, di "ispettore" - che si è occupato di Banca MPS.

La ricostruzione emergente dalla trasmissione tenta di accreditare l'idea che la Banca d'Italia abbia disposto la sottoposizione del dott. Bertini a una visita medica di natura "psichiatrica" con l'intento di esercitare su di lui indebite pressioni.

La verità è che nel dicembre 2019 il dott. Bertini venne invitato a sottoporsi ad accertamenti medici presso una struttura sanitaria pubblica miranti a valutarne l'idoneità al lavoro, perché egli aveva posto in essere, nell'arco di circa un mese, reiterati comportamenti fortemente anomali (su cui non si ritiene di fornire ulteriori dettagli in questa sede), che avevano evidenziato una situazione di forte tensione emotiva e di particolare stress. Il medico competente della Banca d'Italia aveva valutato questi fatti come potenzialmente indicativi di una situazione di inidoneità, e la relativa valutazione è stata demandata a una struttura pubblica.

L'esito degli accertamenti fu di idoneità alle mansioni; sulla base dei suggerimenti formulati dal medico competente della Banca d'Italia, il dott. Bertini venne mantenuto nell'ambito della Vigilanza, con spostamento - attuato nel febbraio 2020 - ad altra Divisione dello stesso Servizio, con attribuzione al medesimo dell'incarico di coordinatore locale con riferimento ad altro gruppo bancario significativo.

Nella trasmissione si parla anche di una segnalazione di whistleblowing inviata dall'interessato tramite la relativa procedura. In effetti, a novembre 2019 l'interessato aveva inviato una segnalazione della specie, sostenendo di essere stato assegnato ad altra struttura a causa delle modalità con le quali aveva condotto l'attività di analisi sulla vendita di diamanti da investimento. L'istruttoria ampia e documentata condotta dalla competente funzione (Divisione Compliance per l'etica e prevenzione della corruzione) in seguito alla segnalazione, anche in contradditorio con la funzione di Vigilanza, portò a concludere che si trattava di rimostranze di carattere personale, come tali non rilevanti ai fini della normativa in materia, e che l'azione amministrativa non era stata inficiata da condizionamenti impropri. Di ciò fu data puntuale comunicazione all'interessato a febbraio 2020, secondo quanto previsto dalle norme interne.

Attualmente il dott. Bertini è sottoposto a un procedimento disciplinare, avviato nell'ottobre 2021 mediante la contestazione debitamente circostanziata di fatti integranti violazioni di disposizioni del Regolamento del personale della Banca d'Italia. Tra questi, assume un rilievo centrale la divulgazione tra il personale dell'Istituto e all'esterno del medesimo (organi di informazione nazionali e non, Istituzioni pubbliche nazionali, Banca Centrale Europea) di comunicazioni idonee a gettare discredito e a nuocere gravemente alla reputazione della Banca d'Italia e di suoi rappresentanti, nonché l'indebita divulgazione all'esterno della Banca d'Italia di informazioni in suo possesso in relazione all'attività lavorativa svolta.

In attesa della conclusione del procedimento, il dott. Bertini è stato sospeso cautelarmente dal servizio e dalla retribuzione; gli viene erogato mensilmente un assegno alimentare pari alla metà del trattamento economico spettante.

Lo scorso 1° dicembre si è svolta l'audizione dell'interessato - assistito su sua richiesta, in conformità a quanto previsto dal Regolamento del personale della Banca d'Italia, da un rappresentante sindacale - da parte della Commissione di disciplina, incaricata di rassegnare il proprio parere al Consiglio superiore della Banca d'Italia che dovrà deliberare in merito alla eventuale sanzione da irrogare.

Ogni provvedimento che sia adottato al termine del procedimento potrà essere impugnato dall'interessato nelle sedi competenti.

La Banca d'Italia attribuisce il massimo valore alla libera discussione interna. Differenze di opinioni su come procedere, nelle delicate materie di vigilanza, sono sempre possibili e di fatto si verificano nella normale attività. Esse vanno espresse nella dovuta forma, anche formalizzando un dissenso se ritenuto opportuno. Il dott. Bertini ha partecipato a tutte le decisioni interne e ha avuto modo di far presente e discutere le proprie posizioni. Egli ha però successivamente ritenuto di affidare le proprie convinzioni a esternazioni disordinate e irrituali, espresse in forma di accuse generiche, iperboliche e offensive, ad avviso della Banca d'Italia del tutto ingiustificate - anche alla luce delle numerose iniziative nel frattempo intraprese dalla Banca d'Italia, dall'AGCM e dalla magistratura - e deliberatamente destinate ad avere la massima risonanza esterna. Quali che fossero le originali intenzioni, il risultato conseguito è stato quello di gettare un discredito immotivato e immeritato sui suoi colleghi, sui suoi superiori e sull'istituzione.

La Banca d'Italia si riserva ogni altro passo necessario per tutelare il proprio onore e l'integrità della propria reputazione.

 


[1] Per ogni soggetto o gruppo vigilato "significativo" viene costituito un "gruppo di vigilanza congiunto" (Joint Supervisory Team - JST). Responsabile dell'istituzione e della composizione di questi JST è la BCE. Ciascun JST opera sotto il coordinamento di un membro del personale della BCE (JST coordinator), ed è composto da personale della BCE e delle autorità di vigilanza nazionali.

[2] Nel dettaglio, il JST ha utilizzato le informazioni nell'ambito dei cicli di valutazione SREP 2017-18 (con particolare riferimento ai profili di governance e all'esposizione ai rischi operativi e legali) e 2018-19 (con riguardo ai rischi operativi e legali) e ha monitorato nel tempo l'evoluzione degli accantonamenti. Le valutazioni svolte hanno concorso alla determinazione dell'entità dei requisiti patrimoniali aggiuntivi richiesti alla banca nell'ambito del cosiddetto "secondo pilastro" prudenziale.

[3] Dal punto di vista tecnico, le contestazioni hanno riguardato carenze negli obblighi di adeguata verifica della clientela, di individuazione del titolare effettivo e di collaborazione attiva.