Vietato contestare: accade all'acciaieria di Taranto

Il provvedimento arriva dopo una sospensione dal servizio per aver condiviso, sul proprio profilo Facebook, un post sulla fiction andata in onda nelle scorse settimane sulle reti Mediaset.

Vietato contestare: accade all'acciaieria di Taranto

E’ stato licenziato Riccardi Cristello, operaio di 45 anni, padre di due figli, tecnico di controllo costi dalla ex Ilva di Taranto. Il provvedimento arriva dopo una sospensione dal servizio per aver condiviso, sul proprio profilo Facebook, un post sulla fiction andata in onda nelle scorse settimane sulle reti Mediaset.

Nella fiction si parla della drammatica situazione vissuta dai cittadini di una località non definita, costretti a vivere a ridosso di un grande sito industriale (Ghisa) e a respirane i fumi tossici con gravissime ricadute sulla salute per la popolazione che vive a ridosso della fabbrica. La storia racconta una realtà purtroppo molto diffusa sul nostro territorio nazionale, per la presenza di impianti industriali che rendono insalubre l'ambiente condannando intere comunità a fare i conti con un’aria irrespirabile, causa di malattie e morti ogni anno numerosissime.

L’operaio licenziato invitava nel suo post a seguire la serie tv che inevitabilmente ricorda anche la terribile situazione ambientale di Taranto.

Le giustificazioni prodotte da Riccardo Cristello, nelle quali viene ribadito che si tratta di  post in un gruppo privato e si specifica che la vicenda narrata in “Svegliati amore mio” risalirebbe ai primi anni del 2000, non sono bastate alla direzione di ArcelorMittal che ieri ha licenziato il dipendente; sostiene il lavoratore che il post “era generico e voleva solo sensibilizzare le persone per il dramma della città, per far vedere cosa accadeva anni fa prima che si iniziassero ad adottare i primi interventi Aia per abbattere le emissioni inquinanti”.

Scrive ArcelorMittal: “La signoria vostra - riferendosi al lavoratore - ha condiviso e pubblicato sulla sua bacheca virtuale Facebook in tal modo diffondendo fra un gruppo di 400 persone espressioni gravemente lesive dell'immagine e della reputazione aziendali eccedenti il diritto di critica nell'ambito di rapporto contrattuale regolato espressioni tenuto conto altresì della potenziale capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone posto per rapporto interpersonale proprio per il mezzo utilizzato assume profilo allargata un gruppo indeterminato di aderenti al fine di una costante socializzazione integrano una condotta lesiva degli obblighi di correttezza e buona fede oltre che è suscettibile di provocare un rilevante danno di immagine alla società”

Abbiamo raggiunto al telefono Francesco Rizzo dell'USB, il sindacato che sta seguendo la vicenda:

“Il post incriminato, che non è stato redatto da lui, è stato condiviso in un gruppo privato, Riccardo invitava a seguire la messa in onda della fiction senza commentare né positivamente, né negativamente; mentre lui è stato licenziato, l’altro operaio che era stato sospeso, e che è seguito dalla UIL, ha fatto commenti molto più denigranti per l'azienda, ma dopo essersi scusato pubblicamente (sempre dal proprio profilo fb) non è stato licenziato. Riccardo non si è scusato perchè sostiene di non aver sbagliato.”

Un provvedimento adottato dall’azienda che “sostiene la compromissione del rapporto fiduciario con il lavoratore a seguito della dichiarazioni”, ritenute denigranti e lesive dell’immagine e della reputazione aziendale. Ci dice ancora Rizzo che l’USB di Taranto ha proclamato lo sciopero dei lavoratori a partire dalle ore 7:00 del 14 di aprile sino a data da destinarsi, con presidio davanti ai cancelli della direzione. Per ora solo l'USB ha proclamato lo sciopero. Ha sottolineato Rizzo che “la FIOM, nell’unica nota uscita nelle ultime 24 ore, difende la posizione di Federmanager che parla della necessità di uno scudo penale per i vertici aziendali.” 

Anche la politica per ora tace: nulla dai rappresentanti nazionali e un silenzio totale anche dal sindaco di Taranto e dal Presidente di regione Emiliano, che abbiamo provato a contattare senza successo.

La sospensione degli operai aveva scatenato rabbia e indignazione nell’opinione pubblica. Registi e interpreti della fiction si sono espressi con parole dure contro il provvedimento dell’azienda. Simona Izzo, regista della fiction, insieme a Ricky Tognazzi, parla di censura e di un autogol da parte dei vertici aziendali, auspicando un intervento da parte del Ministro Orlando.

Per ArcelorMittal Riccardo sarebbe andato oltre il riconosciuto diritto di critica. Ma licenziare un lavoratore per un post, per aver manifestato un pensiero, per aver espresso le proprie opinioni, non è un provvedimento liberticida e gravissimo sul piano della libera espressione del pensiero? 

Quale clima di terrore e sfiducia si verrà a creare dopo un provvedimento del genere? Chissà se le istituzioni e la politica  interverranno per risolvere una questione gravissima che vede il licenziamento di un lavoratore per il solo fatto di aver invitato a seguire una fiction, nella quale si denunciano le gravissime condizioni di lavoro degli operai di un grande sito siderurgico che produce veleno.

Lavorare sì, ma a quali condizioni? Si narra la storia di una famiglia che affronta la terribile malattia della giovane figlia, una patologia collegata ai fumi tossici prodotti dalla fabbrica e dispersi nell’aria. La vicenda che tante famiglie italiane sono costrette a vivere in nome della produzione industriale e dell’occupazione.

Questa è inevitabilmente anche la storia di Taranto, di Terni, di Piombino, considerati tra i siti più inquinati del paese. Il numero di malattie oncologiche e respiratorie raggiunge dati allarmanti, ben oltre la media nazionale. Il negazionismo ambientale degli ultimi decenni, portato avanti dalla politica e dalle multinazionali, sta presentando il conto: un conto salato e che prima o poi qualcuno dovrà saldare. Per ora a pagare sono i tantissimi malati, molti dei quali bambini anche piccolissimi, che non cresceranno mai, perchè quella fabbrica che “porta lo stipendio a casa” distribuisce denaro avvelenato che non può comprare il futuro.

Previsto un presidio a Roma nei giorni del 12 e 13 maggio p.v, organizzato dai cittadini di Taranto. Stessa cosa si ripeterà la sede del Consiglio di Stato che si pronuncerà sul ricorso contro la sentenza del Tar di Lecce, che prevede la fermata degli impianti dell'area a caldo.

Parte da Taranto un grido di aiuto per tutelare un diritto fondamentale per tutti i cittadini italiani, quello alla salute.

 

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