La resistenza della Comunità Le Piagge e quel volo negato

PRIMA PARTE. Domenico Iannacone ha raccontato il venerdì santo la storia della Comunità di don Alessandro Santoro ricordando anche Sandra Alvino, perseguitata in vita a cui le fu negato il riconoscimento dell’amore. Una storia che non va dimenticata.

La resistenza della Comunità Le Piagge e quel volo negato

Venerdì Santo, giorno della Via Crucis, della sofferenza più alta e brutale. Una sofferenza che da oltre duemila anni dovrebbe essere punto di riferimento per tutti i rinnegati, i sofferenti, i perseguitati, i dannati (come li definì Franz Fanon), gli ultimi, gli emarginati, gli oppressi.

Crocifissi viventi ed incarnati, vittime di indicibili calvari. Ma i ripidi tornanti della Storia ci raccontano altro, ci raccontano una realtà diametralmente opposta.

In quelle ore Domenico Iannacone con la sua trasmissione in onda su Rai3 ci ha raccontato le storie che vanno raccontate, l’umanità perseguitata e negata che quei tornanti non mettono al centro ma marginalizzano. Si è recato anche da don Alessandro Santoro e ha raccontato la resistenza della Comunità Le Piagge. Una resistenza nei tempi della disumanità fatta sistema, del Potere contro i senza potere, della voce di colui che gridava nel deserto trasformata in clava che deserti costruisce. Una resistenza che ha vissuto in questi decenni momenti difficili.

E ha rischiato, per ordine dall’alto, di essere cancellata quasi vent’anni fa. Perseguitata dalle gerarchie che negavano quel che dovrebbero proclamare e concretizzare. La colpa di don Alessandro fu quella di accogliere amore, di riconoscerlo e accompagnarlo. Era l’amore di Sandra Alvino, la fondatrice dell’Associazione Italiana Transessuali morta nel marzo dell’anno scorso, in piena pandemia.

La trasmissione di Iannacone ci permette di ricordare oggi Sandra Alvino, le persecuzioni subite, la repressione che si tentò contro Le Piagge. È un passato che non passa, è una memoria che nel deserto di oggi è ancora più doverosa.

Perché ci interroga sulla cancellazione di una parte importante della storia, italiana e non solo, di battaglie per i diritti civili, per l’umanità. Sulle facili formule, autoassolventi e consolatorie, dell’oggi con i quali non ci si interroga più su impegni attivi consegnati a polverose e nostalgiche soffitte e a come oltre proclami e meme da social si sono abbandonati coloro che il cuore dovrebbero infiammarci ogni giorno, facendoci sentire duri come macigni i comodi giacigli delle coscienze. Sandra Alvino fu perseguitata per decenni, subì le violenze istituzionali più brutali possibili, raccontò la sua vita nel libro “Il Volo”, conobbe Fortunato e con lui si sposò.

Civilmente e, quando conobbero don Alessandro e Le Piagge, chiesero di potersi sposare anche con rito religioso. Erano gli anni delle persecuzioni contro migranti e impoveriti, dell’avvio dell’acquisto degli F35 e dell’aumento delle spese militari, delle guerre in Iraq e Afghanistan, dell’ordine logico come clava contro persone sofferenti e malte come Piergiorgio Welby e Eluana Englaro, in cui le alte gerarchie flirtavano e blandivano “politici” che di politico ben poco avevano e molto di “sepolcri imbiancati”, in cui riaccolsero coloro che in nome delle ideologie più conservative, retrograde, guerrafondaie negavano quel Concilio Vaticano II (tante volte proclamato a chiacchiere e distintivo) e le sue aperture al mondo.

Era, e lo è ancora oggi, normale ed accettato invocare la pena di morte, difendere chi pestava a morte ragazzi, benedire le armi e le guerre, rinchiudere migranti in lager e scacciare gli impoveriti dalle città, impedendo loro ogni conforto. E l’elenco potrebbe continuare per ore. Invece si negava il volo d’Amore di Sandra e Fortunato.

Non fu certo casualità o un accidente della storia quanto subirono Sandra, Fortunato e don Alessandro. Basti ricordare Alfredo Ormando, poeta siciliano perseguitato in vita e in morte, e cosa accadde dieci anni prima.

Dopo l'ennesimo documento della Prefettura per la Congregazione della Fede che condannava l'omosessualità e discriminava tutte le forme di amore diverse da quello eterosessuale, il 13 gennaio 1998 si è dato fuoco in piazza San Pietro ed è morto dopo dieci giorni di una dolorosa agonia. Su specifici ordini del Vaticano gli organi di stampa hanno censurato le parole da lui scritte prima dell'addio e messo a tacere la sua vicenda, mentre negli anni per varie volte è stato impedito il suo ricordo.

1.continua

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