Mafie nigeriane, dall’est Europa e cinesi, la mappa criminale d’Italia

QUARTA PARTE. Intervista a Piernicola Silvis, già alto dirigente della Polizia di Stato.

Mafie nigeriane, dall’est Europa e cinesi, la mappa criminale d’Italia

Prosegue il nostro approfondimento sui sistemi criminali mafiosi italiani con le riflessioni e le analisi di Piernicola Silvis, già alto dirigente della Polizia di Stato e docente di criminalità organizzata presso l’Università di Teramo e scrittore.

Lo abbiamo contattato ed intervistato in occasione della presentazione di “La Pioggia” e “Capire la mafia” nell’ambito di “Scrittori in piazza”, la rassegna organizzata dalla Nuova Libreria di Vasto e giunta alla ventinovesima edizione.

Partendo da alcune analisi condivise da Silvis durante l’incontro di Vasto oggi pubblichiamo una mappa, un’analisi dettagliata, della presenza in Italia di varie mafie estere e delle reti criminali internazionali.

Lei nell’incontro a Vasto ha fatto riferimento anche alla presenza delle mafie straniere, tra cui quelle dell’est e la mafia nigeriana, che sono presenti in vari territori e con le mafie autoctone sono spesso in sinergia. Può tratteggiarci una mappa di queste mafie? Come si sono alleate (o, in alcuni casi, sono rivali) con le mafie autoctone?

La domanda è complessa, perciò anche qui riporto quanto ho scritto in “Capire la mafia”: “L’Italia, nonostante abbia generato il fenomeno mafioso, è pur sempre una delle potenze industriali del G7 e primeggia in molti campi. A parte la presenza a Roma dello Stato della Città del Vaticano e del Papa, l’Italia è comunque l’eccellenza assoluta nel food & beverage (la Nutella della Ferrero la si trova ovunque nel mondo), produce le Ferrari e le Lamborghini, è leader nella moda con i Valentino, i Dolce & Gabbana, Gucci, Versace e Armani, e, per quanto riguarda il turismo, è l’unico Paese che ha tre città al vertice della classifica delle mete più visitate (per l’esattezza: Roma, Firenze e Venezia) contro una di altri Paesi importanti. È quasi naturale, perciò, che da almeno trent’anni il Bel Paese susciti gli appetiti di organizzazioni criminali estere.

L’ingresso e il radicamento in Italia delle mafie straniere è cominciato all’inizio del 2000, e nel tempo queste organizzazioni hanno sviluppato rapporti di affari e stretto alleanze con le mafie italiane. Per sottrarsi alle operazioni di polizia, i loro vertici restano nella nazione di origine e la manovalanza viene inviata in territorio italiano. Le organizzazioni maggiormente presenti sono quelle turche, albanesi, nigeriane, cinesi e russe. La mafia turca si basa sul familismo, da decenni è in combutta con cosa nostra e importa in Italia eroina dal Medio Oriente. Quella albanese ha acquisito forza e potere grazie alla diffusa attività corruttiva nei confronti della polizia e delle autorità albanesi, mirata ad agevolare il traffico di droga dopo gli anni delle guerre balcaniche. Nelle correnti migratorie dall’Est, l’Albania svolse un ruolo importante. La mafia tratta dagli stupefacenti alle sigarette, dalla prostituzione alle migrazioni clandestine, che gestisce attraverso una violenza brutale e spietata. Ha struttura familistica e si muove in ossequio del cosiddetto codice kanun, una normativa orale arcaica che regola matrimoni, faide, vendette, privilegi.

La mafia nigeriana è coinvolta nei traffici di droga e di esseri umani, in particolare di donne poi ridotte in schiavitù e costrette a prostituirsi. Il ruolo centrale, quasi sacerdotale, nella trasformazione in prostitute di queste donne a caccia di una vita soddisfacente, è delle cosiddette madame. Sono anziane meretrici arricchitesi che, d’accordo con l’organizzazione, illudono le giovani che con la prostituzione si possono accumulare ingenti somme di denaro e si possa condurre una vita soddisfacente. Con le nuove adepte stringono legami basati su giuramenti e sedute mistiche dette juju, simili al wodoo e alla macumba. In genere, in Italia i criminali nigeriani svolgono attività legali per darsi un’aria di apparente normalità, e i ruoli marginali e rischiosi, come il trasporto di droga, sono affidati ad altri africani, ma non nigeriani.

Anche le organizzazioni criminali cinesi che operano in Italia hanno la caratteristica di dedicarsi a reati vessatori nei confronti dei propri connazionali, cosa che negli italiani tende a produrre una generale indifferenza per il problema. Come sempre, questo disinteresse le rafforza. Costoro taglieggiano i migranti cinesi, che di solito tendono a non rientrare nel loro Paese e si limitano a inviare in patria i soldi guadagnati. I clandestini sono costretti a pagare ingenti somme all’organizzazione, e se non obbediscono rischiano la vita o sono costretti a lavorare gratis in condizioni di semischiavitù. Anche quella cinese è una mafia che si basa sul familismo, e la sua attività privilegiata è la contraffazione delle merci, in cui traffica con la camorra. Tempo fa furono sequestrate perfino delle finte Ferrari, esteriormente identiche alle originali (le scocche appartenevano ad auto rubate o erano state ricostruite al dettaglio) ma con motori di cilindrata medio-bassa di altre auto. I cinesi sono attenti a non esporsi, e i guadagni ricavati dalle estorsioni ai ristoranti dei connazionali sono notevoli. In queste attività estorsive si insinuano dei mediatori che conciliano le richieste con le possibilità economiche delle vittime. I mafiosi cinesi non li vogliono ridurre sul lastrico e neanche vogliono che chiudano, perché sanno bene quanto la ristorazione sia importante nella loro economia collaterale, sia per i guadagni, di cui parte entra nelle casse della mafia, sia perché i ristoranti sono luoghi di incontro fra migranti e centrali di gioco d’azzardo.  Le organizzazioni criminali russe, note come “mafia russa”, investono in Italia gli enormi quantitativi di denaro accumulati in patria. Come le altre mafie straniere, evitano di commettere reati che potrebbero esporle a eccessiva visibilità. Le organizzazioni russe intrattengono rapporti privilegiati con ‘ndrangheta e camorra, oltre che con turchi e colombiani.

 

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