Revenge porn e deepfakes hanno reso la mia vita un incubo

Video sbattuti su siti porno, molestie web. Pubblichiamo una drammatica testimonianza giunta alla nostra redazione.

Revenge porn e deepfakes hanno reso la mia vita un incubo

Il Web è una preziosissima miniera di risorse di ogni tipo, internet rappresenta una parte fondamentale della vita e delle quotidiane attività di ognuno di noi. Ogni giorno abbiamo a disposizione una sterminata biblioteca, fonti di informazioni che qualche decennio fa ci saremmo sognati, grazie al web siamo costantemente in contatto con gli altri, su internet passiamo anche ore intere a giocare, divertirci, avere momenti spensierati.

Ma non esiste rosa senza spine, luna senza l'altra faccia, quella nascosta e buia. Internet non fa eccezione e praterie sconfinate e terribili sono state aperte per i maggiori pericoli, rischi, crimini odierni. Una delle praterie più frequentate è quella dei crimini contro le donne, dello sfogo di ogni perversione sessuale. Sui social network più diffusi, su forum e siti web di varie tipologie e sulle piattaforme di messaggistica vengono diffusi migliaia, se non milioni, di foto e video a sfondo sessuale. Spesso di minori e/o completamente illeciti. Il revenge porn, diventato reato con l’entrata in vigore del «Codice Rosso», è una piaga sconvolgente diffusa. Così come siamo nell’epoca in cui si è creato un abominio criminale come lo «stupro virtuale».

Riportiamo la testimonianza di una ragazza con cui siamo entrati in contatto dopo la pubblicazione di alcuni nostri articoli in cui abbiamo cercato di documentare e denunciare tutto questo. Due anni fa per Paola Manzo iniziò un incubo terribile e devastante quando scoprì che sulla Rete è stata vittima di revenge porn (forse deepfakes ovvero video contraffatti). «L’ho scoperto nel 2019, c’erano dei miei video modificati con persone sconosciute e audio modificati risalenti al 2008 – quando lei era ancora minorenne - altri risalenti al 2017 e 2019 in cui dormivo i quali non so se siano video reali o modificati – inizia il suo racconto – ovviamente il tutto per me è davvero un incubo».

I primi video furono tolti dopo essersi rivolta ai carabinieri secondo cui la persona era un'altra solo somigliante a lei. Nell’incubo vissuto si inseriscono anche altre pubblicazioni sul web di video, molestie e il proprio nome pubblicato su alcuni siti porno. Come accaduto ad Ilaria Di Roberto, l’ultima volta alcuni mesi fa, che Paola Manzo ci sottolinea è il suo «appoggio principale».

«Sono video modificati perché le persone nei video non le ho mai viste ma quelli in cui dormo sembravano molto realistici non so se sono deepfakes» continua la testimonianza. Video che furono associati a varie città, aumentandone la visibilità e rendendo l’incubo se possibile ancora peggiore.

«Non so chi è stato» a pubblicare i video, la denuncia non ha portato ad accertarlo perché sarebbe «passato troppo tempo» e quindi non si è proceduto con le indagini.

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