Le donne nel cinema

Le donne nel cinema

Ancora una volta, l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha trascurato di nominare una donna nella categoria miglior regia. All’alba della 92esima edizione, Kathryn Bigelow resta l’unica donna ad aver mai vinto l’ambito premio. Parafrasando Ruby Rich, studioso e critico cinematografico, essere un regista è come scommettere contro la casa di Las Vegas, il mazzo è accatastato, il gioco è risolto.

E mentre le donne vengono messe da parte, l’industria cinematografica continua a rimanere indietro anche rispetto alle istituzioni politiche più stabili. Secondo il Center for the Study of Women in Television and Film del San Diego State University le donne hanno ottenuto sostanziali guadagni come senatrici degli Stati Uniti d’America ma non come registi negli ultimi 20 anni. Lo studio tiene traccia dell’impiego delle donne non solo come registe, ma anche come sceneggiatrici, produttori, produttori esecutivi, editori e cineasti nei primi 100 film di incassi (domestici).

Lo studio cita anche alcune delle percentuali riguardanti l’impiego delle donne nei film: l’88% dei quali non è stato diretto da donne; l’83% non ha avuto donne tra gli sceneggiatori; il 45% non ha avuto donne tra i produttori esecutivi e il 28% tra i produttori, oltre alle percentuali dell’80% che non è stato montato da donne ed il 96% non ha avuto donne tra i direttori della fotografia (nel 2018 Rachel Morrison è stata la prima ad essere nominata agli oscar nella categoria). Il 30% non ha avuto donne tra nessuno di questi ruoli. 

Tra le categorie in cui le donne faticano di più ad essere riconosciute c’è sicuramente quella della regia. La prima donna ad essere noninata nella miglior regia agli Oscar è stata Lina Wertmuller, era il 1977 con “Pasqualino sette bellezze”, storia di un guappo napoletano che diserta la Seconda guerra mondiale e riesce a cavarsela in un campo di concentramento. La Wertmuller ricevette anche le candidature come miglior sceneggiatura originale, miglior attore per Giancarlo Giannini e miglior film straniero.

Dobbiamo aspettare quasi 20 anni prima che un altra donna venga candidata per la miglior regia e, finalmente, nel 1994 tocca a Jane Campion per “Lezioni di piano”, storia su di una pianista muta e della figlia, costretta per necessità familiari a sposare un possidente terriero. La pellicola venne candidata in 8 categorie, aggiudicandosene 3, tra cui l’Oscar alla miglior sceneggiatura originale. Ottenendo anche la Palma d’Oro al Festival di Cannes.

Venticinque anni dopo la Champion resta l’unica donna ad aver vinto un premio, ma la cosa più sconcertante è che prima non ce ne sono state altre. Finalmente nel 2004 la figlia di Francis Ford Coppola, Sofia Coppola, si guadagna una nomination per la miglior regia con “Lost in traslation”: la storia di due americani che s'incontrano a Tokyo, nominato come miglior film e vincitore della statuetta per la miglior sceneggiatura.

Nel 2010 Kathryn Bigelow vince finalmente un Oscar per la miglior regia con “The Hurt Locker” battendo anche il marito James Cameron con “The Avatar”. Il film si svolge in Iraq durante la guerra, è la storia di un gruppo di artificieri dell’esercito americano in missione.

Greta Gerwig è diventata la quinta regista ad essere nominata nella categoria miglior sceneggiatura non originale, con lei si è battuta Jordan Peele il quinto regista di colore nominato nella categoria, ma nessuno di loro ha mai vinto.