«Carmelo glielo disse: “Non avvicinatevi che vi sparo a tutti quanti”»

‘NDRANGHETA IMPUNITA? Parte quarta. La gestione del racket dei paninari fuori dai locali di Carate Brianza e la tentata acquisizione del bar Tigre Blank di Desio: i metodi intimidatori e le violenze di Umberto e Carmelo Cristello secondo le logiche di controllo del territorio tipiche della criminalità organizzata.

«Carmelo glielo disse: “Non avvicinatevi che vi sparo a tutti quanti”»
Elicottero impiegato nelle operazioni dei Carabinieri per l'arresto di Carmelo e Umberto Cristello - ph primacomo.it

Non si sottolineerà mai abbastanza la centralità dei rapporti intrattenuti dai Cristello, anche alla luce degli ultimi portati investigativi, con il (restante) mondo della criminalità organizzata. Dal quale - lo si può evincere dai fatti ricordati nelle parti precedenti - non risulta l’operato della famiglia abbia mai accennato a discostarsi.

È fondamentale in casi del genere, e cioè in relazione a quanto accaduto nella Brianza del 2018-2020 (che di quei fatti è stata teatro), aprire gli occhi e guardare alla sostanza. A meno che non si voglia ridurre il tema della colonizzazione mafiosa, da sempre tanto svalutato nella provincia brianzola, a una mera questione nominalistica.

Al contrario, alla luce delle 15 operazioni antimafia susseguitesi in Brianza negli ultimi dieci anni, dovrebbe ritenersi pacifico il fatto che, fra i settori rivelatisi più permeabili alla forza e agli interessi della ‘ndrangheta, si annoverino proprio la movida notturna, la gestione della security delle discoteche e il controllo del racket dei baracchini all’esterno dei locali.

Il 12 marzo 2018, nel primo pomeriggio, il boss Umberto Cristello, pregiudicato per mafia, si trova in compagnia di compare Antonio De Masi, con precedenti penali per droga e armi.

In auto comincia una conversazione, che viene captata ambientalmente. I due ragionano - per quanto possa loro consentire la logica tipica degli sciacalli - sull’incontro appena avuto a Sovico con terze persone, presso l’abitazione di tale Filippo Valente, nativo di San Costantino Calabro. Qui hanno appreso che il loro intervento in un’attività di recupero crediti è dettato dalla situazione debitoria di Matteo Meoli, e vede coinvolto anche Giovanni Marinaro, ‘ndranghetista della locale di Calolziocorte, in possesso della dote di ‘vangelo’.

De Masi propone di avanzare pretese su una fetta della somma da riscuotere, come compenso “per il disturbo”.

«…e allora cosa siamo venuti a fare, allora vai vediamo cosa sei capace vai a scuoiarlo da solo, se eri capace andavi solo a questo punto non metti in mezzo a noi… Dieci ventimila euro quanti (inc) gli cercano… ci deve dare qualcosa pure a noi pure lui a noi eh!!»; e Cristello: «Lui ha detto che sono centosettanta che… se glieli deve dare la chiudiamo a centoventi con Matteo, sessanta glieli diamo a lui e sessanta ce li teniamo noi oh no!! ... sono quindici per uno non ce li prendiamo!! (ride) o no? ... più dopo una cosa ce la dà pure Matteo (ride)».

Tra il 14 e il 21 marzo 2018 Cristello, De Masi, Meoli e Marinaro si incontrano al bar “Freccia” (da cui il nome dell’operazione), a Seregno. Incontri dai quali emerge, secondo gli inquirenti, il ruolo di «mediatori del contenzioso» svolto da Cristello e De Masi. 

«Siamo tra cristiani e dice che sei cristiano perché gira voce, sei a casa di uno… perché lì è casa sua quindi e gira voce… lo stuzzichi lo istighi, che ti pensi che quello… giovanotto per com’è anzi ha trattenuto… e fai così… poi lasci passare per quieto vivere».

Ad alcuni episodi di minacce e violenze perpetrate da Carmelo Cristello e altri in danno di un albanese gestore di un centro estetico («sono andato ad acchiapparlo e gli ho detto - dovete finirla sennò… ma tu dovevi vedere come lo ha minacciato», ambientale dell’11 maggio 2018), fa seguito una sequela di interventi da parte dei due cugini vibonesi diretti a risolvere le controversie insorte fra alcuni titolari di chioschi di panini - occasione per consolidare inoltre il controllo esercitato dall’organizzazione criminale sul territorio.

A Cabiate - territorio di sua residenza - è chiamato a intervenire, tra il 12 e il 25 maggio 2018, proprio Carmelo Cristello. A contattarlo è Luca Vacca, il quale lo informa della controversia insorta fra due venditori ambulanti di panini: il giussanese Manuel Alecci (con precedenti per droga, ricettazione, violenza a pubblico ufficiale ed armi), legato alla famiglia Muscatello della locale di Mariano Comense, e il vibonese Antonio Baldo, detto “Monello”, spalleggiato invece dai Cristello. La questione - si evince dal resoconto fatto da Baldo a Cristello - nasceva dal fatto che Alecci aveva occupato, su richiesta di Luca Vacca e Domenico Favasuli, il posto al solito spettante a Baldo, fuori dalla discoteca “Polaris” di Carate Brianza. Un elemento di grande spessore, quello del posizionamento strategico del furgone dei panini, se si pensa che gli introiti delle vendite - come emerge dalle intercettazioni - erano destinati a mantenere le famiglie dei sodali detenuti: «E il camion qua sai per chi sta lavorando? Per due cristiani. Questo camion qua quando fa i soldi glieli manda a due cristiani in galera! Sai chi sono questi due cristiani? I signori Cristello!!».

È quindi Carmelo Cristello a fare leva sulla sua autorità per ripristinare l’‘ordine’. Prima proponendo ad Alecci di lavorare per lui, e in seguito rammentandogli che è stata sua la decisione di piazzarlo vicino al benzinaio: «Sì naturale che se 50 mangiano il panino se ne vengono... se hanno voglia del panino… ma non mi interessa, pure tutte le sere puoi andare dal benzinaio, quando c’è l’evento però dice che quando lui si mette al benzinaio, come fa lui faccio io... fate quello che volete!... ma tu sai che quando dico una parola... e ridiamo e scherziamo... Se mangi tu, mangio io!!». Nella vicenda mette lo zampino anche Umberto Cristello, al quale - si apprende da un’ambientale con De Masi del 15 giugno 2018 - Alecci fa da ultimo istanza per ottenere un posto nel parcheggio del Polaris. Cristello acconsente, dicendogli che le sue disposizioni verranno ribadite al responsabile della sicurezza Claudio D’Ambrosio. Monello va dunque fatto spostare: «…che non rompesse i coglioni… che vuole mangiare solo lui?».

Il 25 luglio 2018 intercorre una rilevante conversazione tra Antonio Baldo e Carmelo Cristello: quest’ultimo viene a sapere che un altro paninaro, Mirko Monteleone, di Seregno, intende occupare la zona del “Molto” di Carate, senza l’autorizzazione dei Cristello. A dargliela sarebbe stato Pino De Luca, storico rivale - insieme al fratello Paolo - della famiglia Cristello. Al che segue la reazione seccata di Carmelo, deciso nel far valere la propria supremazia. 

«…siccome io a Paolo non posso vederlo glielo dico chiaro: “quando (inc) casini (inc) da Paolo che è un infame, me ne fotto di Paolo e di Pino… là non ti metti!! Chiuso!!». Sull’argomento tornerà poi in agosto Umberto Cristello, in vacanza in Calabria, conversando con gli amici di Vibo: «Ma è uno storto, volevano fare i duri e mettere un camion di panini al Molto… U Curtu (Carmelo Cristello, ndr) glielo disse che li taglio la testa a tutti quanti! -Non vi permettete di avvicinarvi che vi sparo a tutti quanti».

Chiara rievocazione dei metodi intimidatori utilizzati dal cugino.

La violenza come metodo per risolvere i conflitti torna anche il 19 dicembre 2019, allorché lo stesso Carmelo Cristello rivolge al telefono una serie di minacce e insulti all’indirizzo del fratello di un conoscente col quale era sorta una semplice questione di «viabilità stradale».

«…ascoltami a me… sennò (bestemmia) Michele, vieni a parlare con me! Sennò (bestemmia) ti spa… oh, Michele vieni al cimitero!... oh vedi di venire perché ti becco!... coglione di merda… allora io non sapevo che eri te prima!... Rispetto! Hai capito? Che io a te ti brucio vivo! Bastardo! Ti stacco! Vedi di venire al cimitero che sennò te lo giuro Michele dove ti becco ti taglio!!... Sa chi sono!».

Umberto e Carmelo Cristello la fanno da padroni anche a Desio, dove tentano di acquisire il controllo del bar “Tigre Blank” in via Lampugnani. Il 5 marzo 2018 Carmelo Cristello propone a tale Stefano Colombo di assumere la gestione del bar, dandogli a credere che il titolare sia d’accordo: «Lui mi ha detto: - Ascolta Carmelo, per te.. - perché gli ho fatto duemila cortesie… - il posto non lavora ma sai che pure che lavora o non lavora, uno tira sempre la buona uscita. Per me te lo puoi prendere». Tempo dopo, il 16 marzo 2018, Cristello telefona al titolare, Gianluca Arena. Ritorna la spendita del cognome a fini intimidatori: «Ascolta… eh.. forse sai chi sono io… comunque va beh, mi chiamo Cristello!».

Si prende posizione sul proprietario, Antonio Baldo, per poi passare a minacce più dirette: «Sono già stato nel tuo locale. Ti ho inquadrato già… Ascolta a me; si va a parlare... parlare significa parlare! Punto... Il problema è (…) che tu ti stai tenendo il posto e non vuoi pagare ‘sta situazione…»; con tanto di pressioni dirette ad assoggettare la vittima allo strapotere della cosca, dissuadendola dal proposito di denunciare: «lui non si deve permettere di variare di denunce e tu altrettanto… già che mi parli di denunce inizia una cosa a non piacermi! Hai capito? Denunce di qua, denunce di là, la vita si fa tra uomini! ... Ho capito, io ti dico, tu lo molli ad agosto (…) Ad agosto… daccelo pure a settembre! Ma se tu stai facendo il furbo ti dico solo due parole... , e te lo dico col cuore… non ti permettere eh! Non ti permettere!... Quando ci sono io presente non parlare a livello furbizia! A me mi piace la pace, fin quando uno non mi piglia per il culo!... l’altro giorno sono venuto nel tuo negozio, per vedere chi sei. Mi sono informato dalla A alla Z». A luglio Baldo preannuncerà a Cristello il rientro in suo possesso del bar a settembre. Nei suoi piani, l’idea di vendere il bar a un imprenditore di Francica, il quale è al corrente che si tratta di un locale dei Cristello. In seguito però il potenziale acquirente si disinteresserà dell’affare, facendolo arenare.

Questa, dunque, la sintetica trattazione delle strategie estorsive per il controllo del territorio da parte dell’organizzazione criminale brianzola. E ad impedirci di vederla non sarà certo un giudizio all’apparenza “negazionista”. È chiaro che le circostanze non sono sempre favorevoli al suo riconoscimento.

Eppure, chi della ‘ndrina non solo è stato arrestato, ma anche condannato per 416-bis, come il miletese trapiantato a Seregno Umberto Cristello (nella foto in alto) - ebbene sì - si è limitato a scontare la pena, attenendosi con scrupolo alla regola dell’omertà, senza mai manifestare proposito alcuno di dissociarsi. È proprio l’assenza di segni di cedimento che, nella perversa logica dei mafiosi e di chi nel loro ambiente gravita, ha fatto di lui (come di tanti altri boss) il degno successore del defunto fratello Rocco al vertice della locale di Seregno. Al punto che, ormai, gli basta solo farsi riconoscere o pronunciare il cognome della propria famiglia per praticare un’estorsione.

Di più il signor Cristello, una volta rimesso in libertà, non ha esitato a rifarsi una vita, dal punto di vista e criminale e personale. Continuando a intimidire, a trafficare droga, a fare affari, a dirimere controversie, a intessere relazioni con sodali di altre famiglie (i vari Scarcella, Palamara, Pelle, ecc.), a coltivare i più atavici valori familistici, travestendoli di una sorta di patina “social” - come si può notare scorrendo le foto del suo profilo Facebook. Ma proprio questo è, forse, il lato più squallido. La sua è la tipica figura del boss decadente, dal grugno amichevole, ormai lontano dai peregrini trastulli politici (si ricorderanno i party con l’amica leghista dai capelli platinati), un padrino che comanda dalle retrovie per lo spauracchio di nuove indagini e condanne. E a questo giro, data la mitezza del trattamento penitenziario che gli verrà riservato, pare gli sia anche andata bene.

 

4.continua

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