Il capo della mafia di Corleone

I PERSONAGGI – Michele NAVARRA/11^ parte. Continua il nostro “viaggio” per raccontare, attraverso la documentazione, l’origine del male. «Già nel 1946, Navarra era medico condotto di Corleone, medico fiduciario dell'INAM, caporeparto di medicina interna dell'ospedale di Corleone. Successivamente, dopo l'omicidio del direttore dell'ospedale, Carmelo Nicolosi, Michele Navarra occupò anche quella poltrona, prima come reggente e poi, dal 1948, come titolare. Ma fu negli anni seguenti che Navarra consolidò la sua egemonia».

Il capo della mafia di Corleone
Il mafioso Michele Navarra (fonte pinterest)

Altrettanto illuminante, in questo stesso senso, appare la biografia di Michele Navarra, capo riconosciuto della mafia di Corleone per un arco di tempo di alcuni lustri. Alla sua morte, avvenuta per mano di Luciano Leggio, il 2 agosto 1958, Michele Navarra lasciò agli eredi un patrimonio modesto, dimostrando così con i fatti di aver sempre mirato più al potere che al denaro e di aver soltanto cercato, per tutta la sua vita, di farsi e di conservare una posizione di assoluta, inattaccabile rispettabilità, per avere quindi la possibilità di esercitare meglio e con maggiore efficacia la propria forza di capo.

In effetti, quando morì, Michele Navarra non aveva in pratica precedenti penali; dagli atti della caserma dei Carabinieri di Corleone, risultavi soltanto che nel 1948 era stato inviato al confino a Gioiosa Ionica, in base ad una misura precauzionale, che era stata però revocata il 9 giugno 1949 e che successivamente nel 1957 era stato nuovamente proposto per il confino, riuscendo però a farla franca ancora una volta.

Al momento della morte dunque, secondo gli atti ufficiali, Michele Navarra sembrava essere sitato un buon cittadino, sfiorato talora dal sospetto, ma sempre ingiustamente, tanto che gli organi della giustizia, quelle poche volte che si erano interessati dei suoi affari, avevano sempre dovuto scagionarlo.

Eppure è fuori discussione che, negli anni del dopoguerra, Navarra svolse un ruolo di protagonista nel contesto dell'attività mafiosa che tormentò in quel tempo la zona di Corleone, un territorio relativamente vicino a Palermo, nel quale viveva allora una massa di contadini poveri e di salariati agricoli, che, di buon mattino sulla pubblica piazza, si offrivano alle richieste dai «massai», per lavorare sulle loro terre.

Nessun'altra società, meglio di quella insediata allora a Corleone, può considerarsi rappresentativa di quel tipo di organizzazione e di assetto sociale, in cui è prosperata la mafia agricola. In tutta la zona, le terre, spesso molto estese, erano tenute in fitto da nicchi gabellotti, che le subaffittavano a piccoli lotti e a canoni sempre maggiorati, e di gran lunga, rispetto a quelli corrisposti al proprietario.

Ne seguiva uno sfruttamento spietato del lavoro contadino, e correlativamente prendeva corpo la necessità di ceti dominanti di assicurarsi la difesa delle proprie posizioni di privilegio contro le ricorrenti rivendicazioni dei salariati agricoli e dei loro rappresentanti sindacali.

Perciò la mafia e i mafiosi trovarono qui un terreno ideale per esercitare la loro tipica funzione di intermediazione parassitaria, a garanzia dell'assetto sociale e dei rapporti di proprietà esistenti, contro chiunque cercasse di introdurre nella dinamica politica nuovi elementi di forza diretti a creare un equilibrio realmente diverso.

Michele Navarra seppe interpretare meglio di ogni altro queste esigenze, non solo per le qualità personali, ma anche per la posizione sociale sua e della sua famiglia. Navarra infatti faceva parte di quella piccola borghesia, di cui i grandi latifondisti avevano nella Sicilia occidentale estremo bisogno per amministrare i propri beni e per curare i loro interessi, non solo contro pericoli contingenti, ma soprattutto contro la temuta eventualità di un generale rivolgimento della società.

Michele Navarra inoltre, essendo laureato in medicina, medico condotto, ufficiale dell'esercito, aggiungeva a quelli dell'ascendenza e del benessere economico un ulteriore fattore di rispettabilità sociale, che lo metteva in condizione di diventare arbitro di tutta una serie di comportamenti e di rapporti, non esclusi quelli di natura squisitamente politica. Approfittando sapientemente di queste favorevoli condizioni di partenza, Navarra divenne il capo indiscusso di una cosca mafiosa, che era poi una vera e propria associazione a delinquere, la quale si proponeva il raggiungimento dei fini tradizionali di protezione dei beni e delle persone e di controllo dell'assunzione della manodopera bracciantile mediante mezzi leciti, ma anche e soprattutto mediante forme delittuose, specie l'estorsione e la violenza privata.

Nel lungo periodo della loro attività, Navarra e la sua cosca accrebbero la propria influenza, ricorrendo in tutti i casi in cui fosse necessario all'uso spietato della forza e costringendo alla fine i cittadini a rassegnarsi ai soprusi e a non denunciare i torti subiti, per tema di preoccupanti rappresaglie.

Per rendersi conto delle dimensioni che raggiunse tra il 1944 e il 1948 l'attività delittuosa di Navarra e dei suoi accoliti, basta ricordare che nella zona di Corleone furono commessi nel 1944 11 omicidi, 22 rapine ed estorsioni, 278 furti, 120 danneggiamenti; nel 1945, 16 omicidi, 22 rapine ed estorsioni, 143 furti e 43 danneggiamenti; nel 1946, 16 omicidi, 10 rapine ed estorsioni, 116 furti e 29 danneggiamenti; nel 1947, 8 omicidi, 2 rapine ed estorsioni, 69 furti, 26 danneggiamenti; nel 1948, 5 omicidi, 15 rapine ed estorsioni, 24 furti, 20 danneggiamenti.

È chiaro che naturalmente non tutti questi delitti sono riconducibili alle iniziative e all'azione della cosca di Navarra, ma è fuori discussione che per la maggior parte almeno essi sono ricollegabili ai suoi interventi; così come è certo che la diminuzione dei reati contro il patrimonio negli anni 1947 e 1948 non può attribuirsi ad un miglioramento delle condizioni di sicurezza, ma deve piuttosto farsi risalire o ad una maggiore frequenza del fenomeno dell'omertà o agli stessi interventi dei mafiosi, in funzione di giudici, in ogni caso cioè ad un'estensione effettiva del potere della mafia.

In effetti, in quegli anni, Michele Navarra era riuscito ad aggregare nella sua cosca, così da trasformarla in una potente organizzazione criminosa, tutti i delinquenti mafiosi della zona: in primo luogo Luciano Leggio, suo luogotenente, poi Angelo Di Carlo e Vincenzo Collura, entrambi rimpatriati dagli Stati Uniti, e ancora, tra i più prestigiosi, Calogero Lo Bue, Carmelo Lo Bue, Pasquale Lo Bue, Angelo Vintaloro, Giovanni Trentatre, Antonino Governali, Giovanni Maiuri, Antonino e Giuseppe Mancuso, Marcello Francesco, Gaetano e Leoluca Pomilla, Vincenzo Catanzaro.

Solo Collura, tra questi personaggi, cercò di insidiare nei primi tempi il potere di Navarra e non si rassegnò mai ad essere un suo gregario, preferendo alimentare una certa tensione nell'ambito della cosca.

Più tardi, sarà Luciano Leggio ad organizzare la rivolta contro il padrino e poiché ormai i tempi sono mutati e sono prossimi gli anni sessanta, e un radicale mutamento dei moduli operativi della mafia, il successo arriderà al giovane e temibile bandito, che il 2 agosto 1958 farà cadere Navarra crivellato di colpi, mentre rientra a casa in automobile.

Ma, fino allora, Navarra aveva esercitato sugli affiliati e sull'ambiente sociale un dominio incontrastato, non esponendosi mai in prima persona nell'attività delittuosa (così come poi avrebbero fatto Leggio ed altri famosi capimafia), ma prevalendosi delle posizioni di potere formale, che riuscì man mano a raggiungere, grazie alla sua estrazione sociale e alla sua cultura borghese.

Già nel 1946, Navarra era medico condotto di Corleone, medico fiduciario dell'INAM, caporeparto di medicina interna dell'ospedale di Corleone.

Successivamente, dopo l'omicidio del direttore dell'ospedale, Carmelo Nicolosi, Michele Navarra occupò anche quella poltrona, prima come reggente e poi, dal 1948, come titolare.

Ma fu negli anni seguenti che Navarra consolidò la sua egemonia, dopo essere riuscito ad ottenere, proprio con la forza che gli derivava dalla sua posizione di capomafia, che la tranquillità di Corleone e della sua contrada non fosse più turbata dalla spietata attività delittuosa che aveva funestato il primo dopoguerra.

Dalla metà del 1949 a tutto il 1950 infatti in tutta la zona di Corleone non si registrò neppure un omicidio di carattere mafioso. L'ordine voluto dalla mafia e dal suo capo regnava finalmente in quelle zone.

Michele Navarra ne approfittò, lui che proprio allora tornava dal confino, per rifarsi una completa verginità e per tentare la scalata a nuove cariche.

Divenne così presidente della federazione dei coltivatori diretti, ispettore della cassa mutua-malattia per i comuni di Corleone, Mezzojuso, Campofelice, Roccamena, Misilmeri, Bolognetta, Lercara Friddi, Godrano e Marineo, fiduciario del consorzio agrario di Corleone che era peraltro gestito da un mafioso di sua fiducia, infine medico fiduciario delle ferrovie dello Stato per il reparto di Corleone, ciò che gli dava la possibilità di usufruire di biglietti gratuiti per sé e per la famiglia.

La stessa logica, che lo indusse a cercare posizioni di potere nel paese in cui viveva, guidò nelle scelte politiche, spingendolo in ogni occasione a schierarsi, sempre per motivi opportunistici, con i partiti o con i raggruppamenti, che sembravano raccogliere - nei vari momenti - i maggiori consensi dei ceti dominanti. Perciò, dopo il fascismo, appoggiò, secondo l'orientamento comune degli esponenti mafiosi, il Movimento separatista, per passare poi nelle file del Partito liberale.

Ma quando, nel 1948, apparve chiaro che la Democrazia cristiana era i1 partito più forte, sia in campo nazionale, sia in Sicilia, anche Navarra, come altri capimafia, ritenne conveniente mettersi al riparo della sua ombra, per meglio continuare in quel disegno, che lo aveva accompagnato per tutta la vita, di accrescere la propria sfera di influenza sull'ambiente, anziché con l'esercizio palese e indiscriminato della violenza, mediante la strumentalizzazione sapiente di cariche e uffici pubblici.

Una politica questa che gli valse, oltre ai concreti vantaggi del potere, anche l'intima soddisfazione di essere prima nominato Cavaliere della Corona d'Italia e di essere poi insignito, alla vigilia della morte, dell'Ordine al merito della Repubblica con un decreto provocato da una segnalazione del sottosegretario della Presidenza del Consiglio ed emesso sulla base di informazioni di Polizia, le quali attestavano che il Navarra era «di buona condotta in genere, senza precedenti sfavorevoli» ed era per di più «iscritto alla Democrazia cristiana, per la quale esplicava una certa attività».    

 

Commissione d'inchiesta sul fenomeno delle mafie, VI legislatura, 4 febbraio 1976

 

Per approfondimenti:

Prima parte, venerdì 27 marzo 2020MAFIA, le origini remote

Seconda parte, venerdì 3 aprile 2020La MAFIA nella storia dell’Unità d’Italia

Terza parte, venerdì 10 aprile 2020: Le attività mafiose

Quarta parte, venerdì 17 aprile 2020: I mafiosi

Quinta parte, venerdì 24 aprile 2020Lo Stato di fronte alla mafia

Sesta parte, venerdì 1° maggio 2020La MAFIA degli anni del dopoguerra

Settima parte, venerdì 8 maggio 2020La MAFIA a difesa del latifondo

Ottava parte, venerdì 16 maggio 2020: MAFIA: le vicende del separatismo

Nona parte, venerdì 22 maggio 2020: MAFIA e Banditismo

Decima, venerdì 5 giugno 2020, Le funzioni della MAFIA di campagna