Seregno, respinta dal CdS l’istanza cautelare di AEB contro la bocciatura della partnership con A2A

NOZZE AEB-A2A. Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensione dell’efficacia di una delle sentenze con cui il TAR ha annullato lo scorso 15 febbraio la delibera del Consiglio comunale seregnese sullo sviluppo della concentrazione dei gruppi AEB-A2A. Errato per i giudici amministrativi qualificare l’operazione come “conferimento di ramo d’azienda”: per il Tar si trattava di un partenariato pubblico-privato che doveva passare per una procedura ad evidenza pubblica. L’udienza per la trattazione del merito davanti al CdS è fissata per il 1° luglio.

Seregno, respinta dal CdS l’istanza cautelare di AEB contro la bocciatura della partnership con A2A
Un tecnico di A2A al lavoro - ph ilfattoquotidiano.it

Un’altra doccia fredda per la maggioranza di centrosinistra a Seregno e per il gruppo AEB su quello che pareva il fiore all’occhiello delle strategie finanziarie dell’amministrazione Rossi. Nella giornata del 22 marzo il Consiglio di Stato ha respinto con ordinanza l’istanza cautelare presentata dalla multiutility brianzola AEB, legata al colosso milanese-bresciano dell’energia A2A (quest’ultima quotata in borsa), per la sospensione dell’efficacia di una delle tre sentenze, con le quali lo scorso 15 febbraio il TAR Lombardia aveva annullato la delibera del Consiglio comunale autorizzativa dell’operazione di «integrazione societaria e industriale» fra i due gruppi.

I giudici del TAR avevano accolto i ricorsi presentati dalla ditta Idrotech, dal consigliere di minoranza Tiziano Mariani (Lista Civica “Noi per Seregno”) e dalle imprese individuali C.s.t. e De.Ca.Bo. unitamente al consigliere regionale Marco Fumagalli (M5S), in seguito stralciato per carenza di legittimazione. Ora i giudici amministrativi di ultima istanza hanno riconosciuto piena efficacia alla sentenza emessa sul ricorso del consigliere Mariani, che aveva denunciato la violazione della due diligence nella fase preliminare all’approvazione. L’udienza per la trattazione del merito è stata fissata per il 1° luglio.

L’operazione è stata concepita nell’ambito di un progetto di partnership industriale da 450 milioni di euro fra AEB e A2A, avviato con una lettera d’intenti sottoscritta dall’amministrazione il 17 ottobre 2019, con la quale si rimetteva ai due gruppi aziendali uno studio di fattibilità da effettuarsi entro 45 giorni (poi prorogati sino a fine gennaio 2020). Una “trattativa” che aveva prodotto, il 27 gennaio 2020, un accordo quadro fra Ambiente Energia Brianza (AEB) Spa e Unareti Spa, società quest’ultima partecipata interamente da A2A e attiva nei settori della distribuzione di gas metano ed energia elettrica. Alla base della convergenza degli asset vi erano due passaggi: il trasferimento del capitale sociale di A2A Illuminazione Pubblica Srl (altra società a totale partecipazione di A2A) a Unareti; e, in seconda battuta, la scissione parziale con conferimento del ramo d’azienda di Unareti relativo alla distribuzione del gas in AEB Spa (di cui poi avrebbe dovuto conferire in natura «i punti di riconsegna» alla società Reti Più Srl, partecipata per il 99,936% da AEB stessa). In cambio, A2A sarebbe entrata - com’è poi avvenuto in esecuzione della delibera consiliare - nella compagine societaria di AEB.

Il 10 aprile 2020 AEB comunicava al Comune di Seregno (suo azionista di maggioranza) una serie di dati: la suddivisione del capitale sociale «in due categorie di azioni, di cui quelle di categoria A, da assegnare ai soci, e quelle di categoria B, da assegnare al nuovo socio A2a Spa»; la modifica «delle partecipazioni e dei relativi poteri di controllo» con l’ingresso di A2A al 33,517% (corrispettivo del trasferimento del ramo d’azienda), che riservava al Comune la maggioranza relativa, pari al 36,472% del capitale sociale (di cui prima deteneva il 54,859%); e «la versione definitiva dell’accordo quadro», che prevedeva in particolare la designazione di metà dei componenti del cda dal Comune e metà da AEB, la nomina dell’ad da parte di A2A «previa consultazione con il Comune» e, soprattutto, la sottoposizione di AEB «all’attività di direzione e coordinamento di A2a Spa».

In altre parole, la gestione operativa e la decisione degli investimenti più importanti nel settore della vendita e distribuzione del gas da parte del pubblico sarebbero gravitate - come avrebbe poi scritto il TAR - nella sfera organizzativa e di influenza del privato (tramite gli organi societari che a norma di statuto ne sarebbero stati espressione).

Dopo l’approvazione della delibera del 20 aprile con 17 voti favorevoli e unanimi (i consiglieri di opposizione avevano abbandonato la seduta), l’operazione è stata avviata. Alla delibera “pilota” del Comune di Seregno, si sono accompagnate analoghe delibere di altri Comuni brianzoli soci di AEB. Senonché, già il 26 giugno 2020 il TAR ci ha messo lo zampino, accogliendo con un’ordinanza la richiesta di sospensiva sulla delibera seregnese avanzata da alcuni privati. Sospensiva che il Consiglio di Stato, su ricorso del Comune di Seregno, avrebbe rimosso con un’altra ordinanza il 28 agosto, dando il via libera all’operazione di integrazione fra AEB e A2A.

Le sentenze amministrative del febbraio scorso sono dunque le prime pronunce di merito sulla vicenda da parte del TAR di Milano. Che scriveva: «L’attribuzione della partecipazione societaria a fronte del conferimento del ramo d’azienda ha consentito l’ingresso nella AEB Spa di un socio industriale di natura mista e dunque di privati investitori (…), secondo il modello della società mista pubblico-privata». Quello che secondo i giudici amministrativi si è venuto a configurare è dunque ben lontano da quanto delineato nella delibera del 20 aprile: «l’Operazione di integrazione tra il Gruppo AEB ed il Gruppo A2A - si legge nella delibera - non sarà realizzata attraverso la cessione di partecipazioni sociali, rilevando tale circostanza ai fini dell’inapplicabilità delle norme generali in materia di contabilità pubblica e di contratti pubblici che richiedono, per il caso di dismissione di partecipazioni pubbliche, l’applicazione di procedure a evidenza pubblica», avendo al contrario come presupposto la «particolare situazione che, in ragione non solo della contiguità geografica ma anche della complementarietà dei servizi offerti e degli asset (…) fa sì che ciascuna delle parti abbia nei confronti dell’altra una posizione unica e offra all’altra - e, in particolare, che A2A offra ad AEB - una prospettiva di sviluppo che nessun altro operatore possa offrirle». Questo è il tasto su cui l’amministrazione ha battuto di più, quello cioè dell’infungibilità dell’operazione di integrazione e partnership fra la municipalizzata brianzola e la multiutility lombarda.

Da quest’orecchio, però, il TAR ha dimostrato di non sentire granché: «Il Collegio non condivide l’argomento formalistico, utilizzato dalla difesa della A2a Spa, per cui, non essendo espressamente qualificata l’operazione né come costituzione di società, né come acquisto di partecipazioni in società pubbliche da parte di pubbliche amministrazioni, ad essa si applicherebbero esclusivamente la disciplina normativa sulle società contenuta nel codice civile», anziché quella relativa all’obbligo di indizione di una gara ad evidenza pubblica, funzionale alla «valorizzazione economica degli assetti aziendali».

Secondo i giudici amministrativi, la «modificazione delle partecipazioni all’interno di AEB Spa» avrebbe dato vita a una forma di «partenariato pubblico-privato istituzionalizzato» che, oltre ad affidare al privato una quota non inferiore al trenta per cento, avrebbe dovuto adottarsi «con procedure di evidenza pubblica», ai sensi del codice dei contratti pubblici. Cosa che il Comune di Seregno ha omesso di fare, ritenendo l’operazione formalmente non rientrante nelle ipotesi passibili dell’obbligo di gara («…la non applicabilità dei principi dell’evidenza pubblica…») e percorrendo la strada dell’infungibilità («…il dato fattuale che, per la particolare situazione esistente, l’unica possibile strategia di crescita sia, per AEB e per il suo gruppo societario, l’integrazione con A2A e il suo gruppo societario…»).

Duramente contestata dai consiglieri di opposizione anche la violazione della due diligence evidenziata dalla sentenza del TAR sul ricorso del consigliere di minoranza Tiziano Mariani. Un tema su cui, già nella seduta del Consiglio comunale del 20 aprile 2020, Mariani aveva presentato una questione pregiudiziale (respinta). E, con essa, otto emendamenti al testo dell’adottando statuto AEB-A2a (respinti anch’essi), che puntavano per certi versi ad arginare l’influenza e l’eterodirezione degli affari da parte del socio industriale A2A.

Con la decisione da ultimo adottata dal Consiglio di Stato, in senso opposto all’ordinanza della scorsa estate - che, anziché mantenere, aveva rigettato la sospensiva - il quadro parrebbe dunque mutato.

Tuttavia, già all’indomani delle pronunce del TAR, il sindaco Alberto Rossi (nella foto in alto) - senza nascondere un tentativo di ridimensionarne la portata - comunicava in Consiglio comunale: «Pur procedendo in maniera coerente con se stesso, il TAR ha mostrato verso la vicenda un approccio meno severo di quanto evidenziato nell’ordinanza cautelare (del 26 giugno, ndr). All’epoca, infatti, aveva condannato il Comune al pagamento delle spese di controparte, oggi invece ha compensato le spese per l’esplicita ammissione della “complessità” e “novità” della questione giuridica trattata (…). Va sottolineato che il procedimento di integrazione societaria non è stato fermato: il TAR ha annullato la deliberazione del Consiglio comunale, ma non gli atti conseguenti assunti autonomamente dalle società AEB e A2A» (seduta consiliare del 18 febbraio 2021).

Nello stesso senso vanno lette le dichiarazioni del sindaco Rossi a valle dell’ultimo provvedimento: «Prendo atto dell’Ordinanza del Consiglio di Stato che respinge la nostra richiesta di sospensiva della sentenza del Tar. Sottolineo che il Consiglio di Stato si è espresso su una questione molto precisa e parziale rispetto alla più complessiva vicenda dell’aggregazione, ovvero il diritto di Tiziano Mariani come consigliere comunale di avere la “due diligence” relativa all’aggregazione. Questione complessa, legata alla riservatezza delle società quotate in borsa, su cui lo stesso Consiglio (di Stato, ndr), interpellato sul medesimo tema, lo scorso 28 agosto aveva dato indicazioni opposte. Tra l’altro - prosegue il primo cittadino - la due diligence è un documento che, per sua natura e funzione, non è rientrato tra quelli in possesso del Comune di Seregno.

Vale la pena di evidenziare come il Consiglio di Stato, nella decisione, sia stato accompagnato dalla consapevolezza “della non pregiudicata stabilità, allo stato, dell’iniziativa economica dell’integrazione societaria per cui è causa”. Quindi - conclude Rossi - mentre riconosce almeno in astratto il diritto del consigliere Mariani di ottenere il documento, dall’altro conferma che comunque l’operazione di aggregazione dal punto di vista economico procede. Il Consiglio di Stato ha fissato l’udienza di merito in un termine relativamente breve, il primo luglio. Attendiamo con la serenità dovuta il chiarimento di merito».

Contattato da WordNews, il consigliere di minoranza Tiziano Mariani (nella foto in alto) ha ritenuto la decisione del Consiglio di Stato la riprova di un fatto: e cioè che, quando si tratta di “vendere” un’azienda pubblica, a subentrare è un’ineludibile esigenza di trasparenza. «Evidentemente - commenta Mariani - (i giudici, ndr) hanno ritenuto che ci siano degli elementi rilevanti, gli stessi che abbiamo segnalato, per i quali questa operazione è da ritenersi illegittima e, pertanto, si intende fare piena chiarezza. Il Consiglio di Stato ha ritenuto di privilegiare la trasparenza e la tutela dell’interesse pubblico, ritenendo giustificata la sospensione dell’operazione, con tutto ciò che consegue per due grosse aziende di cui una quotata in borsa e i relativi interessi economici. Ora mi auguro che le Procure e la Corte dei conti, attente come sempre, pongano la parola fine a questa vicenda».

Analoghe considerazioni quelle svolte dal consigliere regionale Marco Fumagalli (nella foto in basso): «È evidente che sono state scritte dal TAR tre sentenze da manuale, delle quali il Consiglio di Stato non ha potuto far altro che prendere atto, senza osare controbattere. Anzi, nonostante gli interessi economici sottostanti siano enormi - sappiamo che questa operazione di aggregazione vale 450 milioni di euro - il Consiglio di Stato ha di fatto sancito che anche su una dimensione finanziaria tanto elevata è prevalente il concetto di trasparenza e di partecipazione che viene attribuito al consigliere Mariani. Questo la dice lunga sull’importanza delle violazioni che sono state commesse con questa operazione, perché su una “privatizzazione” di valore così elevato doveva essere svolta una gara: lo ha detto il TAR e, con questa ordinanza, lo ha confermato il Consiglio di Stato». Il consigliere pentastellato ha annunciato che invierà presto una nuova nota all’Agcm per sollecitare un intervento dell’authority sul punto.

In una nota stampa, il gruppo AEB ha precisato che le ordinanze dell’organo supremo di giustizia amministrativa «hanno negato la sospensiva perché il Consiglio di Stato ha ritenuto che la sentenza non pregiudichi la stabilità della operazione di integrazione societaria (…). AEB conferma altresì di aver impugnato davanti al Consiglio di Stato, con separate e distinte istanze di sospensione cautelare, anche le sentenze del TAR Milano 412 e 414 (emesse sui ricorsi di alcune imprese) a cui fa riferimento il consigliere Fumagalli», chiosando che le considerazioni del CdS sulla sentenza che ha accolto il ricorso di Mariani «sono specifiche e non mutuabili alle altre sentenze».

Raggiunto telefonicamente il responsabile dell’ufficio stampa di AEB, abbiamo inoltrato la richiesta di un colloquio con la presidente, dott.ssa Loredana Bracchitta; ci è stato risposto che la stessa non intende rilasciare ulteriori dichiarazioni.

Ad ogni modo, quello di Tar e Consiglio di Stato non è stato l’unico intervento della magistratura sulla vicenda: nel mese di dicembre la Guardia di Finanza, su delega della Procura di Monza, ha acquisito dagli uffici di AEB la documentazione relativa all’operazione. Il procedimento penale è ancora per il momento a carico di ignoti.

 

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