«Presidente Mattarella a Taranto i bambini si ammalano e muoiono»

Dopo l'ennesimo immorale furto ai danni delle bonifiche di Taranto, perpetrato dai senatori della Repubblica italiana, comodamente seduti sugli scranni, in attesa del termine naturale di questa legislatura, l'associazione Genitori tarantini torna a scrivere al presidente Sergio Mattarella.

«Presidente Mattarella a Taranto i bambini si ammalano e muoiono»

"Presidente Sergio Mattarella,

a Taranto anche i bambini si ammalano, soffrono e muoiono in percentuali di molto maggiori rispetto al resto dell’Italia.

La causa è nota, secondo medici, scienziati, ricercatori: l’inquinamento prodotto da industrie confinanti con zone densamente abitate. In decine di relazioni scientifiche, da ultimo redatte anche dall'OMS, si mette in rilievo come le bonifiche siano essenziali per scongiurare il protrarsi del danno sanitario alla popolazione, perché tutte le matrici ambientali sono gravemente compromesse, compresi acqua e suolo.

Per quanto riguarda l'inquinamento atmosferico, le stesse fabbriche sostengono di emettere veleni ben al di sotto dei limiti di legge, senza tener conto che questi limiti, fissati dalla politica, sono superiori anche di più del doppio rispetto a quelli dichiarati pericolosi per la salute dall’OMS e che le polveri emesse dalle cokerie si caricano di particelle di benzene, altamente cancerogeno, in occasione dei wind days e di malfunzionamenti degli impianti. A nulla serve pertanto dire che su base mensile o giornaliera i limiti sono rispettati.

Presidente, lo Stato italiano, per mezzo della Corte costituzionale, dieci anni fa pose sullo stesso piano il diritto alla salute e quello alla produzione ed occupazione. Lei faceva parte di quel collegio che tuttavia stabilì un preciso limite temporale al bilanciamento dei diritti di rilievo costituzionale: trentasei mesi per l'attuazione delle prescrizioni AIA. In poche parole, il fondamentale diritto dell’individuo, che altro non è che il principale dovere della Repubblica italiana di tutelare la vita, è calpestato, in violazione del diritto comunitario che aveva fissato al 31/10/2007 il termine ultimo di adeguamento degli impianti (art. 5 direttiva IPPC del 1996), ma anche le decisioni della Consulta. I trentasei mesi sarebbero scaduti nel 2015; siamo nel 2022, e forse solo ad agosto del 2023 le prescrizioni saranno adempiute, ma rimarrà aperto il capitolo bonifiche.

Lei ha emanato di recente il c.d. decreto legge Ukraina, il cui articolo 10 sottrae proprio risorse destinate alle bonifiche, già rienute insufficienti, nonostante il Parlamento avesse bocciato analoga norma contenuta nell'ultimo decreto milleproroghe. Il Governo lo ha riproposto accampando la scusa della situazione emergenziale creatasi per la guerra. Che sia un pretesto è evidente in quanto non esiste alcuna logica spiegazione sul perché l'evento guerra debba fare venire meno le bonifiche. Fra l'altro, gli impianti del siderurgico si alimentano bruciando milioni di tonnellate di carbone acquistato in Asia e in Australia e non con gas o petrolio provenienti dalla Russia.

Nel frattempo, a carico dello Stato italiano sono arrivate, in data 5 maggio 2022, altre quattro condanne da parte della Corte Europea per i Diritti Umani (di conferma della condanna del 2019 relativa al caso Cordella). In tutte le sentenze si pone in evidenza come le mancate bonifiche violino i diritti umani dei residenti.

Inoltre, il rapporto del Consiglio per i diritti umani dell’ONU (UNHRC, 12/01/2022) definiva le “zone di sacrificio” come prodotto spesso creato dalla collusione di Governi e imprese, arrivando a dire che “le persone che abitano le zone di sacrificio sono sfruttate, traumatizzate e stigmatizzate. Sono trattate come usa e getta, le loro voci ignorate, la loro presenza esclusa dai processi decisionali e la loro dignità e diritti umani calpestati”. In detto rapporto come esempio veniva indicato proprio il caso di Taranto.

Signor Presidente, Lei è stato autore di pronunce della Consulta che spiegano come le sentenze della CEDU pongano a carico di tutti gli organi di uno Stato il dovere di adeguarsi alle stesse. Lei inoltre sa bene che i rapporti speciali di UNHRC e le loro linee guida per gli Stati siano da tempo considerati dalla Corte Suprema di Cassazione fonti del diritto. Nel caso di Taranto queste linee guida dicono che bisogna "immediatamente" chiudere le fonti inquinanti.

Nel frattempo, sono intervenute modifiche agli articoli 9 e 41 della Carta costituzionale che impongono ancora più attenzioni all’ambiente e alla salute, anche a garanzia delle future generazioni.

Anche Lei, Presidente, ha il dovere di conformarsi alle sentenze della CEDU, alle linee guida UNHRC e di essere garante della Costituzione. Se non lo fanno Governo e Parlamento ha il dovere di esercitare i poteri che la Costituzione le attribuisce proprio in casi come questo.

Non consenta che si consumi un ulteriore sacrificio del popolo tarantino, ancora una volta deriso, umiliato, offeso nella dignità.

Faccia il padre, presidente Mattarella: equo con tutti i suoi figli e ben disposto verso quelli più in difficoltà.

Le rivolgiamo quindi un appello affinché eserciti il potere di cui all'art. 74 Cost., non promulgando la legge di conversione del d.l. contenente norme contrastanti con le recenti sentenze della CEDU, intervenute nelle more dell'iter di conversione."

Associazione Genitori tarantini

 

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